Un terremoto ha scosso
la Vuelta a España 2014. La scorsa settimana si era chiusa con Nairo Quintana
in Rosso. In due giorni, colpi di scena a non finire. Il primo nel corso della
cronometro individuale di 34,5 km da Real Lunasterio de Santa María de Veruela
a Borja. Il favorito per la vittoria di tappa tra i big era Chris Froome che
invece ha deluso, incappando in una giornata storta e pagando quasi un
minuto di ritardo. Tempo analogo per Joaquìn Rodrìguez, che però non è certo
uno specialista della disciplina. Valverde e Samuel Sanchez erano autori di due
ottime prove, mentre Rigoberto Uràn si superava, risultando il migliore tra i
favoriti per la Roja. In pochi minuti però lo scossone che ha cambiato il volto
alla Vuelta: prima Alberto Contador faceva segnare il miglior tempo al primo
rilevamento cronometrico e Nairo Quintana, nel tentativo di recuperare, cadeva
malamente, perdendo due minuti abbondanti. Sul traguardo, Contador ha indossato
la maglia rossa, mentre Quintana è sprofondato a quattro minuti. Il giorno
dopo, ecco il secondo colpo di scena: nella tappa da Pamplona a Santuario de
San Miguel de Aralar, con arrivo in salita, il colombiano della Telefonica
Movistar è rimasto coinvolto in una bruttissima caduta di gruppo. Risultato
frattura alle scapole e ritiro forzato. Fuori dai giochi Quintana, la lotta per
il podio è esplosa del tutto. Al Santuario c’è stata una giornata di gloria per
quello che ormai sta diventando uno dei talenti più interessanti del panorama
ciclistico internazionale: Fabio Aru. Il sardo del team Astana (lo stesso di
Vincenzo Nibali), dopo il terzo posto al Giro d’Italia, ha deciso di regalare
spettacolo anche in Spagna e, con pazienza, ha risposto prima alle
accelerazioni non troppo convinte di Froome e poi alla sparata di Contador.
Infine ha spiccato il volo. La maglia roja controllava la situazione.
La lotta tra i big
riprendeva nella tappa numero 14, dopo due giornate di calma, in cui hanno
avuto modo di festeggiare il velocista tedesco John Degenkolb, in volata su un redivivo
Tom Boonen, e Dani Navarro, con un allungo negli ultimi chilometri di una
frazione non facilissima da interpretare. La Santander - La Camperona si è
rivelata tappa spettacolare: l’ascesa finale, inedita, dalle pendenze durissime
(media del 13%) ha visto il ritorno alla vittoria del canadese Ryder Hesjedal,
trionfatore del Giro d’Italia 2012, grazie ad uno scatto all’ultimo chilometro
che ha bruciato a 100 metri dal traguardo lo svizzero Oliver Zaugg. Dietro la
lotta tra i big: Valverde accendeva la miccia, Contador rispondeva per le rime
e formava un trio con Purìto Rodrìguez e Fabio Aru. Froome, che nei primi
chilometri non aveva risposto, ha iniziato gradualmente a risalire fino a
portarsi sul gruppo della maglia roja; poi negli ultimi metri ha aumentato
ulteriormente il ritmo facendo un’ulteriore selezione e staccando Contador di 7
secondi. Rodrìguez teneva botta, Aru restava con il leader, Valverde perdeva
una ventina di secondi mentre naufragava Uràn. Distacchi minimi ma, dopo la tappa
con arrivo al Santuario, in cui era apparso in difficoltà, Froome è tornato a
fare davvero paura. Il ricordo delle sue vittorie del 2013 è tornato a far
cupolino, soprattutto nella testa di Contador. Si è visto nella tappa
successiva, la Oviedo - Lagos de Covadonga. La maglia roja ha attaccato più
volte, seguito dagli altri due spagnoli, Valverde e Rodrìguez ma Froome, con
puntualità pazzesca, è sempre rientrato, dopo aver lasciato sfogare gli
avversari. Questo tira e molla proseguiva per tutta la salita e la discesa
successiva. Alla fine Valverde e Rodrìguez sono riusciti a guadagnare secondi
su Contador, mentre la vittoria di tappa andava ad un grintoso Przemyslaw
Niemiec, polacco della Lampre. Froome ed Aru perdevano 7 secondi da Contador.
Tutto rimandato alla
tappa regina, la San Martín del Rey Aurelio - La Farrapona. Il team Sky
comandava la corsa come ci aveva abituato da tanto tempo, logorando gli
avversari. Uràn è saltato subito, alla lunga anche Samuel Sanchez. Sulla salita
finale il forcing di Nieve spianava la strada a Froome, accorciando sul
fuggitivo, uno splendido Alessandro De Marchi. Tutto come negli altri anni. A 4
chilometri dal traguardo, ha attaccato Froome. Un’accelerazione bruciante, con
la consueta cadenza di pedalate
infernale. Ma mentre Valverde, Rodrìguez ed Aru hanno ceduto subito, Contador
invece no. Questa è stata la svolta della tappa e forse anche della Vuelta
stessa. Per la prima volta, dopo tanto tempo, Contador non si staccava dopo
l’attacco di Froome o non restava in scia del rivale, senza essere in grado di
replicare. Stavolta il Pistolero ha dato l’impressione di reggere, di non
staccarsi appena il keniano bianco del team Sky avesse voluto aumentare il
ritmo. Ed il primo ad accorgersene è stato lo stesso Froome che ha iniziato a
voltarsi sempre di più, nervoso, insicuro. Ha provato ad aumentare la frequenza
di pedalate un paio di volte ma niente da fare. Lentamente Froome è sembrato
rassegnarsi mentre Contador ha preso sempre più fiducia. Poi all’ultimo
chilometro, ecco il capolavoro del campione spagnolo: scatto bruciante col
rapporto più lungo di quello agile dell’inglese. E, a sorpresa, Froome non ha
risposto, ha alzato bandiera bianca, facendo diventare quell’ultimo chilometro
di salita una sorta di incoronazione. Sul traguardo il Pistolero ha mimato lo
sparo, come di prassi dopo una vittoria. Froome, battuto, è arrivato staccato
di 15 secondi (19 contando la differenza di abbuoni). Buonissimo terzo posto per il nostro
Alessandro De Marchi, che ha confermato, come se ce ne fosse ancora bisogno, il
suo talento ed il suo coraggio nelle azioni da lontano. Staccati Alejandro
Valverde ( a 55 secondi), Purìto Rodrìguez ( a 59) e Fabio Aru ( ad 1’06”). Aru
ha mostrato gran carattere ma ha perso secondi dai rivali per il podio ed ora
diventa difficile inventare qualcosa, visto che, sulla carta, c’è ancora una
tappa impegnativa in cui far saltare la corsa. È anche l’ultima chance per
riaprire la Vuelta per Valverde e Froome, staccati in classifica
rispettivamente di 1'36” e 1’39” dal leader Contador.
Sopra: Alberto Contador, 31 anni, in azione sulla dura salita di La Farrapona
La sensazione è che il Pistolero si sia
sbloccato con quella sparata all’ultimo chilometro sulla salita di La Farrapona
e abbia superato l’incubo keniota. Aveva già provato ad attaccare sulla salita
del Santuario de San Miguel de Aralar, dando un primo segnale forte al rivale,
ma la progressione micidiale di Froome a La Camperona aveva minato le certezze
di Contador. Ma quella di La Farrapona è stata diversa, una sana boccata d’autostima
e la consapevolezza per lo spagnolo di essere il più forte. Al di là della
sconfitta di La Farrapona, è sembrato che il ciclo del team Sky si sia chiuso. La
squadra è stata perfetta, Froome un vero martello. Ma non è bastato. E la
maglia rossa ora è lontana. Forse irraggiungibile. Per la prima volta, dopo due
anni di dominio quasi totale, il ritmo infernale non ha fatto la differenza, il
calcolo scientifico e la preparazione minuziosa hanno perso contro la fantasia
e la capacità d’improvvisare. Forse è solo un caso, una stagione nera, più di
quella maglia, che in questi anni è stata sinonimo di vittorie a raffica. Però non
è nemmeno casuale che, nel 2011, sempre qui in Spagna, l’astro di Chris Froome ha
cominciato a brillare ed il team Sky è diventato la squadra più forte al mondo.
Tre anni dopo, questa sconfitta, per come è avvenuta, correndo in tutto e per
tutto come nei giorni migliori, ha mostrato i limiti di questa “scuola”, se non
addirittura la fine dell’impero britannico. La strada dirà se queste
impressioni sono fondate o meno. Oggi la quarta vittoria di Degenkolb allo
sprint ha rilanciato il tedesco a caccia della maglia verde, sempre più sulle
sue spalle, confermandosi come velocista più forte alla Vuelta. Da adesso ci si gioca il tutto per tutto per
chi deve recuperare nelle varie classifiche. Manca davvero poco e poi si saprà
tutta la verità…
SEI BRAVO, HAI TALENTO MERITI UN PALCOSCENICO PIU' ......VISIBILE
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