mercoledì 17 settembre 2014

Oltre lo sport: il caso Schwazer ed il marcio del sistema


Alex Schwazer e Carolina Kostner, quando erano ancora fidanzati
In questi giorni è tornato fortemente d’attualità il caso di Alex Schwazer, marciatore altoatesino, oro nella 50 km di marcia alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, trovato positivo all’EPO nell’estate 2012, prima delle Olimpiadi di Londra e quindi squalificato per tre anni e mezzo. La riapertura del suo caso segue l’annuncio della positività del ciclista Matteo Rabottini. Ora è indagata la sua ex fidanzata, Carolina Kostner, pattinatrice plurimedagliata, da poco ritiratasi dalle competizioni. L’accusa è quella di aver coperto l’ex marciatore nei controlli antidoping, cercando di farlo risultare irreperibile. Ed ora rischia, fino a tre anni di squalifica (retroattiva, visto il suo recente ritiro).

Alex Schwazer, vincitore della 50 km di marcia alle Olimpiadi di Pechino 2008, il punto più alto della sua carriera
 La stessa Kostner ha ammesso di aver visto Schwazer dormire attaccato ad un macchinario, illegale ovviamente, dotato di una mascherina, attaccata ad un tubo che portava una quantità di ossigeno maggiore del solito. Il macchinario, così come i modi per assumere le sostanza dopanti, molto probabilmente è un suggerimento (per non dire un ordine) di uno dei medici più controversi e discussi dello sport: Michele Ferrari. Per molti, Ferrari è uno dei più grandi personaggi nell’evoluzione recente del doping. Il suo capolavoro al contrario è rappresentato bene da un altro scandalo sportivo, cioè Lance Armstrong, l’uomo dei 7 Tour de France della grande vergogna. Per Armstrong la collaborazione con il dottor doping era fondamentale e decisiva. Il problema è che questo medico ha avuto a che fare con moltissimi altri sportivi, pur essendo stato inibito per le sue idee quantomeno “controcorrente”. Tra questi atleti c’è stato anche il buon Alex, che dal 2009 ha iniziato a rivolgersi al medico per confermarsi vincente dopo l’Olimpiade e dopo la delusione al mondiale. Il rapporto col coach poi si stava incrinando, quindi per Schwazer era importante impostare un nuovo metodo di allenamento. Purtroppo la scelta è ricaduta su un personaggio discutibile per non dire negativo. Sono anche emerse mail dello stesso Schwazer che mostrano la cieca fiducia verso Ferrari. Tuttavia il futuro non sarebbe stato così roseo, anzi, sarebbe iniziato una lenta parabola discendente dall’esame antidoping positivo fino ai giorni nostri, con un caso continuamente riaperto e riaggiornato.

Alex Schwazer, in lacrime, crolla ammettendo l’uso di EPO
Resta da chiedersi, di nuovo, cosa abbia potuto spingere un ragazzo nel pieno delle sue forze, reduce dalla sua più grande vittoria, a rivolgersi al medico sbagliato, ben sapendo a cosa sarebbe andato incontro. L’errore che spesso si commette è quello di analizzare il caso come singolo e totalmente scollegato dagli altri. Basti pensare che recentemente proprio a Schwazer è stato assegnato a tavolino l’oro degli Europei 2010 per la squalifica del vincitore, il russo Stanislav Emel'janov, a dimostrazione di un problema globale che attanaglia non solo il mondo dell’atletica ma lo sport intero. Probabilmente per evitare che giovani campioni come Alex arrivino a fare scelte di questo tipo, bisognerebbe rivedere piuttosto il sistema alla base di tutto. Si dovrebbe cercare di evitare di pretendere prestazioni sempre più estreme e difficili da raggiungere, agevolando se possibile i percorsi o evitando di porre continuamente l’accento su record fantasmagorici da battere, quasi, a tutti i costi. Andrebbe piuttosto trovato un limite “umano” oltre il quale non spingersi troppo, oltre il quale si esagera, con gli altri e con sé stessi in primis. Ma, del resto, il sistema ricerca sempre nuove imprese da festeggiare, sempre più disumane e difficilmente replicabili. A volte anche difficilmente spiegabili. La pressione di sponsor, media, direttori sportivi sempre più spregiudicati, di un pubblico continuamente affamato di nuove gesta fantastiche da celebrare, di nuovi Achille ed Ettore (ahimè) un po’ snaturati e innaturali e soprattutto il denaro che gira intorno ed all’interno degli eventi sportivi (basti pensare agli ingaggi delle varie squadre, ai materiali da impiegare nelle varie discipline, alle scommesse) fanno molto male allo sport. Ovviamente però molte componenti sono difficili da sostituire: soprattutto è difficile immaginare uno sport senza soldi e sponsor, veri e propri traini per alcune discipline. Ed avere un campione superman, imbattibile e capace di frantumare record su record, non può che essere un ottimo modo per farsi pubblicità…

 Va cambiata anche la mentalità, ormai sempre a caccia di un primato conquistato, andando oltre i limiti propri e regolamentari. L’errore non viene più percepito come qualcosa di sbagliato che si è commesso, ma come ciò che non si è fatto per evitare di essere scoperti (ne sono un esempio le dichiarazioni scioccanti di Di Luca, ad inizio anno). La pressione sugli atleti a volte è soffocante, opprimente, rende ansiosi i ragazzi, li spinge oltre tutti i limiti pur di conquistare un piazzamento di rilievo, che sia anche remunerativo per sé e per la squadra. È un circolo vizioso difficile da spezzare e, col tempo, più complicato da interrompere. Uno dei sistemi per arrestarlo, quando ci si è dentro, è quello che è successo due anni fa, in quell’agosto 2012 (maledetto per gli appassionati dell’atletica), ad Alex Schwazer, poi letteralmente massacrato mediaticamente da coloro che solo quattro anni prima festeggiavano la sua splendida cavalcata sul percorso cinese. Ora un passo da fare sarebbe invece accettare le debolezze di questo ragazzo, prenderne spunto per evitare che altri giovani atleti ripetano i suoi errori, aiutarli a costruirsi certezze sane. Essere comprensivi (che non vuol dire permissivi e tolleranti) con quanti sbagliano, sarebbe anche un modo per togliere potere a tutti i santoni, che si ingegnano per evitare i controlli ed aggirare i regolamenti, dando, magari, la possibilità di riparare i propri errori con un esempio positivo. Se Alberto Contador, campionissimo spagnolo del ciclismo, è stato difeso in massa da media e federazioni sportive della Spagna che hanno cercato di evitargli la squalifica per un caso doping controverso, sostenendolo in tutto e per tutto, anche l’Italia potrebbe cercare di tutelare maggiormente quanti hanno sbagliato, evitando loro la gogna mediatica e soprattutto quotidiana, un po’ com’è successo con Alex e Marco Pantani, altro caso eccellente. La giustizia dev’esserci assolutamente ma voltare le spalle a chi ha reso grande il proprio paese e in qualche modo ha fatto anche la fortuna di tanti organi federali del mondo sportivo e non solo, è forse l’ingiustizia più grande.

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