Alex Schwazer e Carolina Kostner, quando erano ancora fidanzati
In questi giorni è
tornato fortemente d’attualità il caso di Alex Schwazer, marciatore
altoatesino, oro nella 50 km di marcia alle Olimpiadi di Pechino nel 2008,
trovato positivo all’EPO nell’estate 2012, prima delle Olimpiadi di Londra e quindi squalificato per tre anni e
mezzo. La riapertura del suo caso segue l’annuncio della positività del
ciclista Matteo Rabottini. Ora è indagata la sua ex fidanzata, Carolina
Kostner, pattinatrice plurimedagliata, da poco ritiratasi dalle competizioni.
L’accusa è quella di aver coperto l’ex marciatore nei controlli antidoping,
cercando di farlo risultare irreperibile. Ed ora rischia, fino a tre anni di
squalifica (retroattiva, visto il suo recente ritiro).
Alex
Schwazer, vincitore della 50 km di marcia alle Olimpiadi di Pechino 2008, il
punto più alto della sua carriera
La stessa Kostner ha ammesso di aver visto Schwazer
dormire attaccato ad un macchinario, illegale ovviamente, dotato di una
mascherina, attaccata ad un tubo che portava una quantità di ossigeno maggiore
del solito. Il macchinario, così come i modi per assumere le sostanza dopanti,
molto probabilmente è un suggerimento (per non dire un ordine) di uno dei
medici più controversi e discussi dello sport: Michele Ferrari. Per molti,
Ferrari è uno dei più grandi personaggi nell’evoluzione recente del doping. Il
suo capolavoro al contrario è rappresentato bene da un altro scandalo sportivo,
cioè Lance Armstrong, l’uomo dei 7 Tour de France della grande vergogna. Per
Armstrong la collaborazione con il dottor doping era fondamentale e decisiva.
Il problema è che questo medico ha avuto a che fare con moltissimi altri
sportivi, pur essendo stato inibito per le sue idee quantomeno
“controcorrente”. Tra questi atleti c’è stato anche il buon Alex, che dal 2009
ha iniziato a rivolgersi al medico per confermarsi vincente dopo l’Olimpiade e
dopo la delusione al mondiale. Il rapporto col coach poi si stava incrinando,
quindi per Schwazer era importante impostare un nuovo metodo di allenamento.
Purtroppo la scelta è ricaduta su un personaggio discutibile per non dire
negativo. Sono anche emerse mail dello stesso Schwazer che mostrano la cieca
fiducia verso Ferrari. Tuttavia il futuro non sarebbe stato così roseo, anzi,
sarebbe iniziato una lenta parabola discendente dall’esame antidoping positivo
fino ai giorni nostri, con un caso continuamente riaperto e riaggiornato.
Alex
Schwazer, in lacrime, crolla ammettendo l’uso di EPO
Resta da chiedersi, di
nuovo, cosa abbia potuto spingere un ragazzo nel pieno delle sue forze, reduce
dalla sua più grande vittoria, a rivolgersi al medico sbagliato, ben sapendo a
cosa sarebbe andato incontro. L’errore che spesso si commette è quello di
analizzare il caso come singolo e totalmente scollegato dagli altri. Basti
pensare che recentemente proprio a Schwazer è stato assegnato a tavolino l’oro
degli Europei 2010 per la squalifica del vincitore, il russo Stanislav Emel'janov,
a dimostrazione di un problema globale che attanaglia non solo il mondo
dell’atletica ma lo sport intero. Probabilmente per evitare che giovani
campioni come Alex arrivino a fare scelte di questo tipo, bisognerebbe rivedere
piuttosto il sistema alla base di tutto. Si dovrebbe cercare di evitare di
pretendere prestazioni sempre più estreme e difficili da raggiungere,
agevolando se possibile i percorsi o evitando di porre continuamente l’accento
su record fantasmagorici da battere, quasi, a tutti i costi. Andrebbe piuttosto
trovato un limite “umano” oltre il quale non spingersi troppo, oltre il quale
si esagera, con gli altri e con sé stessi in primis. Ma, del resto, il sistema
ricerca sempre nuove imprese da festeggiare, sempre più disumane e
difficilmente replicabili. A volte anche difficilmente spiegabili. La pressione
di sponsor, media, direttori sportivi sempre più spregiudicati, di un pubblico
continuamente affamato di nuove gesta fantastiche da celebrare, di nuovi
Achille ed Ettore (ahimè) un po’ snaturati e innaturali e soprattutto il denaro
che gira intorno ed all’interno degli eventi sportivi (basti pensare agli
ingaggi delle varie squadre, ai materiali da impiegare nelle varie discipline,
alle scommesse) fanno molto male allo sport. Ovviamente però molte componenti
sono difficili da sostituire: soprattutto è difficile immaginare uno sport
senza soldi e sponsor, veri e propri traini per alcune discipline. Ed avere un
campione superman, imbattibile e capace di frantumare record su record, non può
che essere un ottimo modo per farsi pubblicità…
Va cambiata anche la mentalità, ormai sempre a
caccia di un primato conquistato, andando oltre i limiti propri e regolamentari.
L’errore non viene più percepito come qualcosa di sbagliato che si è commesso,
ma come ciò che non si è fatto per evitare di essere scoperti (ne sono un
esempio le dichiarazioni scioccanti di Di Luca, ad inizio anno). La pressione
sugli atleti a volte è soffocante, opprimente, rende ansiosi i ragazzi, li
spinge oltre tutti i limiti pur di conquistare un piazzamento di rilievo, che
sia anche remunerativo per sé e per la squadra. È un circolo vizioso difficile
da spezzare e, col tempo, più complicato da interrompere. Uno dei sistemi per
arrestarlo, quando ci si è dentro, è quello che è successo due anni fa, in
quell’agosto 2012 (maledetto per gli appassionati dell’atletica), ad Alex
Schwazer, poi letteralmente massacrato mediaticamente da coloro che solo
quattro anni prima festeggiavano la sua splendida cavalcata sul percorso
cinese. Ora un passo da fare sarebbe invece accettare le debolezze di questo
ragazzo, prenderne spunto per evitare che altri giovani atleti ripetano i suoi
errori, aiutarli a costruirsi certezze sane. Essere comprensivi (che non vuol
dire permissivi e tolleranti) con quanti sbagliano, sarebbe anche un modo per
togliere potere a tutti i santoni, che si ingegnano per evitare i controlli ed
aggirare i regolamenti, dando, magari, la possibilità di riparare i propri
errori con un esempio positivo. Se Alberto Contador, campionissimo spagnolo del
ciclismo, è stato difeso in massa da media e federazioni sportive della Spagna
che hanno cercato di evitargli la squalifica per un caso doping controverso,
sostenendolo in tutto e per tutto, anche l’Italia potrebbe cercare di tutelare
maggiormente quanti hanno sbagliato, evitando loro la gogna mediatica e
soprattutto quotidiana, un po’ com’è successo con Alex e Marco Pantani, altro
caso eccellente. La giustizia dev’esserci assolutamente ma voltare le spalle a
chi ha reso grande il proprio paese e in qualche modo ha fatto anche la fortuna
di tanti organi federali del mondo sportivo e non solo, è forse l’ingiustizia più grande.
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