sabato 6 settembre 2014

Vettel - Ferrari: vero amore o finto flirt?


Sebastian Vettel alla vigilia del week end di Monza ha confessato che per lui vincere qui è un’emozione speciale (c’è già riuscito per ben tre volte, nel 2008 con la Toro Rosso sotto la pioggia, nel 2011 e nel 2013 con  la Red Bull dei record) ma farlo con una Ferrari sarebbe ancora più bello. Certo è difficile anche dargli torto: Monza è già una pista unica ma se si compie l’impresa con la Rossa di Maranello, tutto è ingigantito, unico, indimenticabile. Un sogno senz’altro comprensibile, ogni pilota desidererebbe guidare una Ferrari e vincere il Gran Premio d’Italia. Però se a fare una dichiarazione del genere è un certo Sebastian Vettel, campione del mondo per quattro volte consecutive, capace di riscrivere alcuni record, inevitabilmente la frase assume tutt’altra importanza e valenza. Anche perché aprirebbe scenari di mercato incredibili. Ovviamente sono solo ipotesi che possono essere smentite già l’indomani.

Sebastian Vettel, 27 anni
 

 Le motivazioni che potrebbero spingere Vettel a cambiare scuderia sono valide. Innanzitutto un primo indizio può dipendere dalla sua situazione in Red Bull. Ormai appare chiaro che la difesa del titolo 2013 è impossibile, le Mercedes di Rosberg e Hamilton hanno fatto un campionato a sé. Ma Vettel non è nemmeno riuscito ad essere il primo dei comuni mortali, il primo dei piloti che non hanno il bolide d’argento. Ha commesso anche diversi errori, non è mai riuscito ad essere preciso e feroce come nei giorni migliori. In certe gare è sembrato quasi rassegnato. La Red Bull poi non l’ha aiutato, frenandolo troppe volte con problemi tecnici di ogni sorta. L’anno era già partito malissimo nei test in cui era riuscito a fare pochissimi chilometri a causa del motore Renault, è proseguito anche peggio. Il ciclo vincente sembra insomma ormai finito. E non è solo questo a fargli perdere il sonno. A rendere Sebastian molto più nervoso del solito sono stati i risultati del suo nuovo compagno di squadra, il giovane australiano Daniel Ricciardo. Negli scorsi campionati Vettel è sempre stato abituato a surclassare il compagno di team Mark Webber, anche per via di una certa simpatia della squadra nei suoi riguardi. Non è un caso che Webber più volte si sia lamentato della differenza di trattamento; a Silverstone, dopo aver vinto la gara, si rivolse in maniera polemica al team via radio dicendo di essere dispiaciuto per non aver fatto vincere il cocco della scuderia. La goccia che fece traboccare il vaso avvenne nel Gp di Malesia 2013: Webber stava conducendo la gara verso una meritata vittoria anche se Vettel alle sue spalle scalpitava. Via radio arrivò l’ordine di congelare le posizioni ma Sebastian non ne volle sapere. Attaccò il compagno e gli strappò il successo. Webber ha deciso così di separarsi dalla Red Bull a fine stagione ed è arrivato il suo giovane connazionale dalla piccola Toro Rosso. Il confronto sembrava impari ad inizio anno ed invece Ricciardo ha iniziato a surclassare colui che doveva essere il suo capitano. Dani doveva imparare quest’anno ed invece ha mostrato di essere più veloce del maestro. Più cattivo, più deciso, più preciso. Vettel ad inizio anno ha inveito contro la presunta irruenza del compagno di squadra ma alla lunga è stato impossibile anche prendere ordini di scuderia che tutelassero il numero uno. Troppa la differenza tra i due. Ma fino al Gran Premio del Canada tutto poteva ancora starci. Invece la vittoria di Ricciardo ad interrompere il dominio Mercedes dava uno scossone ulteriore a Vettel, sempre più sconsolato. Come se non bastasse, Dani ha vinto altri due Gran Premi, a Budapest e a Spa, mentre Seb tra errori (come in Ungheria) e gare anonime (come in Belgio) affondava progressivamente in classifica e all’interno della squadra. Forse solo un gran finale di stagione può in qualche modo riscattare questa annata nerissima e rimettere in discussione gli equilibri all’interno della squadra. Anche perché, Chris Horner, che lo aveva sempre appoggiato, stavolta sta iniziando ad assecondare il nuovo arrivato. Ci sono del resto parecchie analogie tra il primo Vettel e Ricciardo: piloti affamati, grintosi, decisi, aggressivi. Invece il Vettel formato 2014 sembra non essere nemmeno lontano parente di quello degli inizi in Red Bull. Anche a dimostrazione che su questa macchina proprio non si trova e non riesce a guidare con la giusta confidenza. Cambiare scuderia potrebbe davvero essere la soluzione migliore sia per Seb che per la Red Bull. E forse potrebbe essere utile e stimolante anche per zittire i detrattori che sostengono che le sue vittorie siano più il frutto del Dream Team Red Bull, con Chris Horner che dal muretto azzeccava le strategie e Adrian Newey che progettava macchine estremamente veloci ed eventualmente sapeva correggere il tiro con modifiche mirate. Vincere con un’altra vettura senza il miglior team manager e senza il miglior progettista al mondo sarebbe una soddisfazione grandissima. Perché poi non emulare il maestro Michael Schumacher e farlo con una Ferrari che vive una situazione difficile?

 The Red Bull drivers for 2014, Daniel Ricciardo of Australia and Sebastian Vettel of Germany, pose for photographers at the launch of their new car at the Circuito de Jerez on Tuesday.
Daniel Ricciardo (a sinistra) e Sebastian Vettel (a destra), nuova coppia Red Bull 2014

I problemi però non mancano. Innanzitutto va detto che per vincere servirebbe un certo periodo di tempo per poter mettere appunto il lavoro e le modifiche di Vettel. Tempo che alla Ferrari forse non va bene. Perché a Maranello servono risultati subito, non c’è più margine per altre scommesse. Un altro fallimento non sarebbe tollerabile. Poi va detto che se Vettel soffre la competizione interna, la Ferrari non sarebbe certo una squadra semplice in cui inserirsi. Presumibilmente, se dovesse arrivare alla corte di Maranello, a fargli posto dovrebbe essere Kimi Raikkonen, fin qui deludente nel suo ritorno in Rosso. Il compagno di squadra dovrebbe essere quindi Fernando Alonso. Uno con cui il rapporto non è mai decollato e non c’è mai stata particolare simpatia reciproca. Inoltre anche Alonso preferisce essere il numero uno indiscusso del team. Con Hamilton in McLaren nel 2007 è stata guerra vera al punto da rendere impossibile proseguire il rapporto a Woking. Neppure la notizia dell’arrivo di Raikkonen in Ferrari è stata accolta dall’asturiano con particolare entusiasmo. Quindi la convivenza tra due top rider del loro calibro (6 titoli mondiali in due) rischierebbe di degenerare e di diventare una vera e propria miscela esplosiva. E in Ferrari la tradizione vuole una divisione netta tra la prima e la seconda guida. Condizioni inaccettabili per entrambi i piloti.

Alla base di queste dichiarazioni potrebbero anche esserci le perplessità di un ragazzo che in poco tempo è passato dal vivere un sogno fantastico, forse inimmaginabile all’incubo più brutto per un pilota. I suoi dubbi si vedono pesantemente in questa involuzione. E quando si è insicuri si cercano certezze a cui aggrapparsi. Seb “dichiarandosi” per la Ferrari potrebbe anche aver mandato un messaggio ben preciso alla propria scuderia. O si torna ad avere un peso importante nel team o si cambia. Un peso che magari può anche consistere in un ulteriore ritocco dell’ingaggio.

Forse il sogno di vedere Vettel in Ferrari diverrà realtà, forse sarà destinato a rimanere un sogno. Certo sarebbe divertente sentirlo parlare in dialetto modenese con un forte accento tedesco…

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