Sebastian
Vettel alla vigilia del week end di Monza ha confessato che per lui vincere qui
è un’emozione speciale (c’è già riuscito per ben tre volte, nel 2008 con la Toro
Rosso sotto la pioggia, nel 2011 e nel 2013 con la Red Bull dei record)
ma farlo con una Ferrari sarebbe ancora più bello. Certo è difficile anche
dargli torto: Monza è già una pista unica ma se si compie l’impresa con la
Rossa di Maranello, tutto è ingigantito, unico, indimenticabile. Un sogno
senz’altro comprensibile, ogni pilota desidererebbe guidare una Ferrari e
vincere il Gran Premio d’Italia. Però se a fare una dichiarazione del genere è
un certo Sebastian Vettel, campione del mondo per quattro volte consecutive,
capace di riscrivere alcuni record, inevitabilmente la frase assume tutt’altra
importanza e valenza. Anche perché aprirebbe scenari di mercato incredibili.
Ovviamente sono solo ipotesi che possono essere smentite già l’indomani.
Sebastian Vettel, 27 anni
Le
motivazioni che potrebbero spingere Vettel a cambiare scuderia sono valide.
Innanzitutto un primo indizio può dipendere dalla sua situazione in Red Bull.
Ormai appare chiaro che la difesa del titolo 2013 è impossibile, le Mercedes di
Rosberg e Hamilton hanno fatto un campionato a sé. Ma Vettel non è nemmeno
riuscito ad essere il primo dei comuni mortali, il primo dei piloti che non
hanno il bolide d’argento. Ha commesso anche diversi errori, non è mai riuscito
ad essere preciso e feroce come nei giorni migliori. In certe gare è sembrato
quasi rassegnato. La Red Bull poi non l’ha aiutato, frenandolo troppe volte con
problemi tecnici di ogni sorta. L’anno era già partito malissimo nei test in
cui era riuscito a fare pochissimi chilometri a causa del motore Renault, è
proseguito anche peggio. Il ciclo vincente sembra insomma ormai finito. E non è
solo questo a fargli perdere il sonno. A rendere Sebastian molto più nervoso
del solito sono stati i risultati del suo nuovo compagno di squadra, il giovane
australiano Daniel Ricciardo. Negli scorsi campionati Vettel è sempre stato
abituato a surclassare il compagno di team Mark Webber, anche per via di una
certa simpatia della squadra nei suoi riguardi. Non è un caso che Webber più
volte si sia lamentato della differenza di trattamento; a Silverstone, dopo
aver vinto la gara, si rivolse in maniera polemica al team via radio dicendo di
essere dispiaciuto per non aver fatto vincere il cocco della scuderia. La
goccia che fece traboccare il vaso avvenne nel Gp di Malesia 2013: Webber stava
conducendo la gara verso una meritata vittoria anche se Vettel alle sue spalle
scalpitava. Via radio arrivò l’ordine di congelare le posizioni ma Sebastian non
ne volle sapere. Attaccò il compagno e gli strappò il successo. Webber ha
deciso così di separarsi dalla Red Bull a fine stagione ed è arrivato il suo
giovane connazionale dalla piccola Toro Rosso. Il confronto sembrava impari ad
inizio anno ed invece Ricciardo ha iniziato a surclassare colui che doveva
essere il suo capitano. Dani doveva imparare quest’anno ed invece ha mostrato
di essere più veloce del maestro. Più cattivo, più deciso, più preciso. Vettel
ad inizio anno ha inveito contro la presunta irruenza del compagno di squadra
ma alla lunga è stato impossibile anche prendere ordini di scuderia che
tutelassero il numero uno. Troppa la differenza tra i due. Ma fino al Gran
Premio del Canada tutto poteva ancora starci. Invece la vittoria di Ricciardo
ad interrompere il dominio Mercedes dava uno scossone ulteriore a Vettel,
sempre più sconsolato. Come se non bastasse, Dani ha vinto altri due Gran
Premi, a Budapest e a Spa, mentre Seb tra errori (come in Ungheria) e gare
anonime (come in Belgio) affondava progressivamente in classifica e all’interno
della squadra. Forse solo un gran finale di stagione può in qualche modo
riscattare questa annata nerissima e rimettere in discussione gli equilibri
all’interno della squadra. Anche perché, Chris Horner, che lo aveva sempre
appoggiato, stavolta sta iniziando ad assecondare il nuovo arrivato. Ci sono
del resto parecchie analogie tra il primo Vettel e Ricciardo: piloti affamati,
grintosi, decisi, aggressivi. Invece il Vettel formato 2014 sembra non essere
nemmeno lontano parente di quello degli inizi in Red Bull. Anche a
dimostrazione che su questa macchina proprio non si trova e non riesce a
guidare con la giusta confidenza. Cambiare scuderia potrebbe davvero essere la
soluzione migliore sia per Seb che per la Red Bull. E forse potrebbe essere
utile e stimolante anche per zittire i detrattori che sostengono che le sue
vittorie siano più il frutto del Dream Team Red Bull, con Chris Horner che dal
muretto azzeccava le strategie e Adrian Newey che progettava macchine
estremamente veloci ed eventualmente sapeva correggere il tiro con modifiche
mirate. Vincere con un’altra vettura senza il miglior team manager e senza il
miglior progettista al mondo sarebbe una soddisfazione grandissima. Perché poi
non emulare il maestro Michael Schumacher e farlo con una Ferrari che vive una
situazione difficile?

Daniel Ricciardo (a sinistra) e Sebastian Vettel (a destra), nuova coppia Red Bull 2014
I
problemi però non mancano. Innanzitutto va detto che per vincere servirebbe un
certo periodo di tempo per poter mettere appunto il lavoro e le modifiche di
Vettel. Tempo che alla Ferrari forse non va bene. Perché a Maranello servono
risultati subito, non c’è più margine per altre scommesse. Un altro fallimento
non sarebbe tollerabile. Poi va detto che se Vettel soffre la competizione
interna, la Ferrari non sarebbe certo una squadra semplice in cui inserirsi.
Presumibilmente, se dovesse arrivare alla corte di Maranello, a fargli posto
dovrebbe essere Kimi Raikkonen, fin qui deludente nel suo ritorno in Rosso. Il
compagno di squadra dovrebbe essere quindi Fernando Alonso. Uno con cui il
rapporto non è mai decollato e non c’è mai stata particolare simpatia
reciproca. Inoltre anche Alonso preferisce essere il numero uno indiscusso del
team. Con Hamilton in McLaren nel 2007 è stata guerra vera al punto da rendere
impossibile proseguire il rapporto a Woking. Neppure la notizia dell’arrivo di
Raikkonen in Ferrari è stata accolta dall’asturiano con particolare entusiasmo.
Quindi la convivenza tra due top rider del loro calibro (6 titoli mondiali in
due) rischierebbe di degenerare e di diventare una vera e propria miscela
esplosiva. E in Ferrari la tradizione vuole una divisione netta tra la prima e
la seconda guida. Condizioni inaccettabili per entrambi i piloti.
Alla
base di queste dichiarazioni potrebbero anche esserci le perplessità di un
ragazzo che in poco tempo è passato dal vivere un sogno fantastico, forse
inimmaginabile all’incubo più brutto per un pilota. I suoi dubbi si vedono
pesantemente in questa involuzione. E quando si è insicuri si cercano certezze
a cui aggrapparsi. Seb “dichiarandosi” per la Ferrari potrebbe anche aver
mandato un messaggio ben preciso alla propria scuderia. O si torna ad avere un
peso importante nel team o si cambia. Un peso che magari può anche consistere
in un ulteriore ritocco dell’ingaggio.
Forse
il sogno di vedere Vettel in Ferrari diverrà realtà, forse sarà destinato a
rimanere un sogno. Certo sarebbe divertente sentirlo parlare in dialetto
modenese con un forte accento tedesco…
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