Inauguro questa nuova rubrica con una piccola sintesi di uno dei più bei ricordi calcistici che mi porto dietro, al termine della più bella partita che abbia mai visto.
Mondiali 2006, semifinali, Dortmund: non è una partita di calcio, è una sfida tra superstizioni. I tedeschi, infatti, sono forti del loro stadio portafortuna, dove non hanno mai perso. Dall'altra parte, noi, sempre vittoriosi sulla Mannschaft.
Noi veniamo da un momento molto difficile, dallo scandalo Calciopoli; loro, come sempre, ci prendono in giro sui giornali, dandoci per spacciati.
Siamo al termine del secondo tempo supplementare: nonostante una partita combattuta, il risultato non si è sbloccato e noi stiamo collezionando legni. Manca poco più di un minuto al termine e ormai non ci crede più nessuno: durante i rigori, la Dea Bendata guarda sempre dalla parte teutonica, mai dalla nostra. O quasi...
E poi, ecco i 3 minuti calcistici più intensi che io ricordi.
Del Piero batte un calcio d'angolo: la difesa libera di testa. Ma, malauguratamente per loro, la palla finisce al limite dell'area, sui piedi di un certo Andrea Pirlo.
Ora, qualsiasi giocatore, giunto a quel punto della partita e avendo tra i piedi una palla così ghiotta, cercherebbe la gloria personale. Ma Pirlo non è un giocatore qualsiasi. Pirlo prende tempo, giostrando il pallone, ignorando il liberissimo Fabio Grosso. E, come detto dallo stesso Grosso, "Giocando con Pirlo ho imparato una cosa: se ti ignora, preparati, perché sta per passartela".
Ed è esattamente così: Pirlo effettua un no look per Grosso, in area, che senza pensarci due volte tira una gran botta di sinistro. Lehmann non ci arriva, e più della metà del Westfalenstadion resta ghiacciato nel vedere Grosso correre come un folle per tutto il campo, come fece Tardelli 24 anni prima.
"Siamo sopra e manca un minuto" urla Caressa. È il 119' e siamo ad un passo dal miracolo, ad un passo dall'eliminazione di una delle più forti Nazionali del Mondiale, ad un passo dall'eliminazione dei padroni di casa, ad un passo dal riscatto. Ad un passo dalla finale.
La Germania ora lotta con la forza della disperazione, lanciando palloni in area. Ma noi, in area, non abbiamo una difesa: abbiamo dei mostri. E il vantaggio sembra aver ridato a tutti nuove energie, nuova grinta.
"Arriva il pallone, lo mette fuori Cannavaro". Ma il Capitano non si limita a questo: con uno scatto raggiunge Podolski, che aveva recuperato palla, e gliela soffia al volo da davanti al naso. Una delle più belle azioni difensive che abbia mai visto. Da questa, scatta un contropiede micidiale, prima con Totti, poi con Gilardino.
"Gilardino può tenerla anche vicino alla bandierina", ma non è quello che vuole. Il Violino, infatti, tiene palla, mentre alla sua sinistra arriva una freccia con la maglia numero 7, che, parole sue, aveva iniziato ad urlare il nome di Gilardino da poco dopo metà campo. Del Piero viene così servito e, da dentro l'area, beffa l'uscente Lehmann per la seconda volta in pochi minuti, ed è un'esplosione di gioia, con il canto di "Seven nation army" scandito da tutti i tifosi, da quelli allo stadio a quelli scesi in piazza per festeggiare.
Lehmann, in un gesto di stizza, tira un calcio all'esultante Gilardino, che lo guarda quasi con pietà, senza reagire: non è necessario, il risultato parla già abbastanza.
"Andiamo a Berlino, andiamo a prenderci la Coppa": e sarà così. Ma quella è un'altra storia, magari per la prossima puntata.
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