Dopo il consueto (e non troppo amato) break di inizio
settembre dedicato alle compagini nazionali, si torna finalmente a parlare di
campionati e coppe. Si riaccende così l’entusiasmo per una stagione che è
solamente agli albori ma si preannuncia già densa di emozioni e sorprese.
Negli anticipi del sabato scendono in campo Roma e Juventus,
designate unanimemente come le due grandi favorite, anche quest’anno, per
contendersi la conquista finale dello scudetto. I giallorossi inaugurano la
seconda giornata di campionato al Castellani di Empoli, dove li attende una
formazione giovane e carica di motivazioni. L’incontro si rivela infatti non
privo di insidie, e serve una potente e precisa rasoiata di Nainggolan, con la
complicità del portiere avversario Sepe, per regalare la vittoria e i 3 punti
agli uomini di Garcia. Grande prova ancora una volta da parte del
centrocampista belga, autore già di due reti e un assist in due partite: presenza
imperiosa in mezzo al campo, abbina la grinta famelica di un ruba palloni
all’ottima tecnica di un regista, pone il proprio marchio su tutte le azioni
decisive della sua squadra. Si candida di diritto a essere considerato uno dei
calciatori più forti della nostra serie A, e a questo punto è lecito attendersi
da lui anche grandi prestazioni sul palcoscenico europeo, dove avrà il compito
di guidare il centrocampo giallorosso in un girone veramente difficile per
provare a strappare una qualificazione che avrebbe del sensazionale.
Radja Nainggolan è
approdato a gennaio alla Roma. Soprannominato “il ninja”, è stato
incredibilmente escluso dai 23 convocati del Belgio per l’avventura in Brasile.
Archiviato l’anticipo delle 18, la scena si sposta a Torino,
per una partita ricca di significati: lo Juventus Stadium abbraccia per la
prima volta in stagione i suoi beniamini e accoglie, per la verità non troppo
calorosamente, Massimiliano Allegri. Il livornese, che finora si era presentato
allo Stadium sempre da avversario, deve ancora togliersi di dosso il marchio
milanista e deve portare risultati concreti: quando lo speaker annuncia il suo
nome, il pubblico risponde con un tiepido mormorio che rasenta il silenzio.
Solo quando arriveranno vittorie significative i tifosi inizieranno ad amare
veramente Max e a gridare forte il suo nome.
Lo Juventus Stadium
ospita le partite di casa della Juventus dalla stagione 2011/2012. Edificato
dove prima sorgeva il vecchio Delle Alpi, è di proprietà della società.
In una serata inaspettatamente calda di fine estate va
dunque in scena l’incontro tra Juventus e Udinese. La squadra di casa deve
rinunciare a Barzagli e Chiellini in difesa, Vidal e Pirlo a centrocampo; Tevez
non è al meglio e rimane in dubbio fino all’ultimo, ma inizia subito il
riscaldamento coi titolari. Gioca lui. Spazio dunque per Ogbonna e Caceres ai
fianchi di Bonucci, in mezzo al campo Marchisio proverà a fare le veci di
Pirlo, con Pogba alla sua sinistra e l’ex della partita, Pereyra, alla sua
destra. Sulla fascia sinistra debutta Evra, a destra confermato Lichtsteiner;
davanti si punta sulla coppia collaudata Tevez – Llorente. I pali sono difesi,
neanche a dirlo, da Gigi Buffon.
Scelte non facili per Max Allegri, che oltre a dover
fronteggiare numerosi infortuni deve anche fare i conti con una serie di sette
partite in tre settimane: il ritmo sarà serrato e alcune sfide saranno
veramente ostiche, come la trasferta a Milano, il big match con l’Atletico
nella bolgia del Vicente Calderon e l’attesissimo scontro al vertice con la Roma. Importante dunque saper
gestire gli uomini e le energie, per dare il meglio in ogni partita e in tutte
le competizioni.
La formazione friulana si presenta con Karnezis fra i pali,
difesa a tre formata da Widmer, Danilo e l’esordiente Bubnjic, in mezzo al
campo troviamo Guilherme, l’ex bolognese Kone, Allan, Pasquale e Hertaux, in
attacco si vede il duo Di Natale – Muriel.
A luglio Massimiliano
Allegri è stato scelto dalla dirigenza bianconera dopo l’improvviso addio di
Antonio Conte
L’arbitro Damato fischia l’inizio, e la Juventus prova subito a
schiacciare gli ospiti nella loro metà campo: fin dai primi minuti la palla è
praticamente sempre fra i piedi dei padroni di casa, anche se non si vedono
grandi occasioni da gol. Ma dopo 8 minuti un primo sussulto fa vibrare la
partita: Pereyra innesca Lichtsteiner sulla destra, lo svizzero controlla e
riesce a crossare rasoterra; inizialmente sembra una palla vagante, ma da
dietro irrompe fulmineo Tevez che calcia di prima e infila di precisione
Karnezis. Lo Stadium esplode, per l’Apache è il ventesimo gol in 36 presenze
con la maglia della Juventus. Per tutto il resto del primo tempo gli uomini di
Allegri attaccano con forza, tanto che la loro disposizione in campo prende
quasi la forma di un 3 – 1 – 6.
In qualche sporadica occasione i friulani tentano di
ripartire nei grandi spazi inevitabilmente concessi dal grande sforzo offensivo
degli avversari, ma tutti i loro tentativi vengono neutralizzati. Col passare
dei minuti si mette in evidenza l’intesa sull’asse Pogba – Evra. I due sono
compagni di nazionale, e si vede: iniziano a dialogare in maniera efficace, il
terzino arriva spesso sul fondo e riesce a mettere in mezzo palle insidiose. La Juventus però spreca
tanto e non concretizza, si va così al riposo sul punteggio di 1-0.
Al rientro
dagli spogliatoi Max schiera gli stessi undici del primo tempo, nell’Udinese
invece un opaco Muriel esce per far posto a Fernandes. Quest’ultimo apporta
inventiva e riesce a dare vitalità al gioco della sua squadra: nelle fasi
iniziali della ripresa è infatti l’Udinese a spingere e a schiacciare per
alcuni minuti la Juventus. I
pericoli per la porta di Buffon però sono pressoché inesistenti, e il
portierone nazionale non viene mai chiamato in causa. Pian piano il pallino del
gioco torna nelle mani della Juve: sale in cattedra Claudio Marchisio, che non
potrà giocare alla maniera di Pirlo ma inizia a recuperare palle importanti e a
riorganizzare sapientemente il gioco dei suoi. Ci mette del suo anche Pogba: il
giovane parigino non si accontenta mai di giocate banali e ricerca sempre
l’eleganza. Rischia di eccedere in leziosità, ma quando le finezze che ha in
mente gli riescono mandano in visibilio il pubblico e valgono da sole il prezzo
del biglietto.
Bisogna attendere il minuto 75 per assistere a un’altra,
decisiva vibrazione nella trama della partita: a centrocampo Tevez con un colpo
di testa geniale libera Evra, che corre fino al limite dell’area; il francese e
l’argentino tessono un’ottima trama di passaggi fra di loro finché lo stesso
Tevez la scarica fuori area per Marchisio, che controlla e lascia partire un
destro imparabile.
Gol meritatissimo e coronamento di una prestazione da
applausi per il principino, che mette in campo qualità, quantità e cuore: nella
passata stagione ha trovato pochissimo spazio, chiuso dal trio Pirlo – Pogba –
Vidal, ma è davvero un peccato non veder giocare uno come lui. La sensazione è
che giocare faccia bene al ragazzo, e che lui dia un grande contributo al gioco
della Juventus: per competere al massimo su più fronti, Allegri non potrà non
considerarlo un uomo fondamentale nella rosa bianconera.
Tevez e Marchisio,
autori delle due reti che hanno portato la vittoria sull’Udinese
La partita non regala più altre reti, offre tuttavia altre
piacevoli sorprese: entrano in campo i giovani Coman e Morata, rispettivamente
a 10 e 5 minuti dalla fine, e non perdono l’occasione per farsi notare. Il
francese classe 96 si dimostra subito attivo e propositivo, dà un nuovo slancio
offensivo alla sua squadra e guida in prima linea gli assalti finali. E Morata
desta ancora più impressione: nei 5 minuti che ha a disposizione non si ferma
mai, insegue ogni pallone correndo al massimo, tanto che lo stadio lo
accompagna con un boato di incredulità e ammirazione. Questi due ragazzi hanno
sfruttato molto bene la chance concessa loro dall’allenatore, dimostrando di
avere voglia, fame e disponibilità al sacrificio. I loro margini di
miglioramento sono enormi, e se continuano così arriveranno lontano.
Juventus
Il migliore: Tevez. E’ la vera anima del gioco bianconero.
Guerriero instancabile, gioca anche se non è al meglio e non lascia trasparire
il minimo problema: corre come un forsennato, aggredisce ogni pallone e guida
un pressing furioso, richiamando spesso i compagni a seguirlo. Appena vede un
pallone in area vi si avventa sopra e lo indirizza inevitabilmente in porta.
Sfrutta le circostanze come sempre per ricordare le sue origini: questa volta è
il turno di Villa Palito, quartiere argentino in cui da 12 anni vengono
costruite case per i poveri senzatetto. Hombre del pueblo.
Primo gol in questo
campionato per l’Apache, sempre più numero 10 e trascinatore della Juventus
Il peggiore: Ogbonna. Continua a non convincere. Appare di
un livello nettamente inferiore a Bonucci e a Caceres, autori invece di una
prova molto buona. Sembra spesso indeciso, insicuro e quasi intimorito. Per
stavolta è andata bene, ma Allegri dovrà augurarsi di recuperare al più presto
Barzagli e Chiellini.
Udinese
Il migliore: Fernandes. Il numero 8 entra all’inizio del
secondo tempo e imprime un passo decisamente diverso. Tutte le volte che ha la
palla fra i piedi si ha la sensazione che possa fare qualcosa di pericoloso, e
infatti si rende protagonista di diversi dribbling e belle giocate. Forse, a
posteriori, meritava un posto dall’inizio.
Il peggiore: Di Natale. All’uomo simbolo toccano le
responsabilità di una prestazione collettiva rinunciataria. Lui e Muriel non
riescono a mettere in apprensione la difesa avversaria, ogni loro timido
tentativo si perde nel nulla. In una partita in cui nessuno ha commesso errori
evidenti, da uno come Totò ci si aspettava qualcosa in più.
Anche la
Juventus riesce infine a guadagnarsi i 3 punti e a
raggiungere la Roma
in testa alla classifica a punteggio pieno: curioso come le due squadre abbiano
vinto esattamente con gli stessi risultati (2-0 nella partita in casa e 0-1 con
autogol in quella in trasferta). Questo dato sembra confermare il fatto che la
lotta al vertice sarà davvero senza esclusione di colpi, e lo scudetto verrà cucito
sul petto di una delle due solo nelle ultimissime battute del campionato.
Allegri è chiamato ora ad affrontare le sfide che contano
davvero, a superare lo scoglio dei gironi in Champions e a proseguire la marcia
in campionato. La partita con l’Udinese era solo la prima tappa di un tour de
force di 7 partite in 3 settimane: il cammino è appena iniziato, è ancora
presto per avere risposte su quanto valga davvero questa Juve, quanto possa
andare lontano e quali limiti abbia…





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