mercoledì 10 settembre 2014

Vuelta 2014: lo sparo del Pistolero


Un terremoto ha scosso la Vuelta a España 2014. La scorsa settimana si era chiusa con Nairo Quintana in Rosso. In due giorni, colpi di scena a non finire. Il primo nel corso della cronometro individuale di 34,5 km da Real Lunasterio de Santa María de Veruela a Borja. Il favorito per la vittoria di tappa tra i big era Chris Froome che invece ha deluso, incappando in una giornata storta e pagando quasi un minuto di ritardo. Tempo analogo per Joaquìn Rodrìguez, che però non è certo uno specialista della disciplina. Valverde e Samuel Sanchez erano autori di due ottime prove, mentre Rigoberto Uràn si superava, risultando il migliore tra i favoriti per la Roja. In pochi minuti però lo scossone che ha cambiato il volto alla Vuelta: prima Alberto Contador faceva segnare il miglior tempo al primo rilevamento cronometrico e Nairo Quintana, nel tentativo di recuperare, cadeva malamente, perdendo due minuti abbondanti. Sul traguardo, Contador ha indossato la maglia rossa, mentre Quintana è sprofondato a quattro minuti. Il giorno dopo, ecco il secondo colpo di scena: nella tappa da Pamplona a Santuario de San Miguel de Aralar, con arrivo in salita, il colombiano della Telefonica Movistar è rimasto coinvolto in una bruttissima caduta di gruppo. Risultato frattura alle scapole e ritiro forzato. Fuori dai giochi Quintana, la lotta per il podio è esplosa del tutto. Al Santuario c’è stata una giornata di gloria per quello che ormai sta diventando uno dei talenti più interessanti del panorama ciclistico internazionale: Fabio Aru. Il sardo del team Astana (lo stesso di Vincenzo Nibali), dopo il terzo posto al Giro d’Italia, ha deciso di regalare spettacolo anche in Spagna e, con pazienza, ha risposto prima alle accelerazioni non troppo convinte di Froome e poi alla sparata di Contador. Infine ha spiccato il volo. La maglia roja controllava la situazione.
Vuelta a Espana: Nairo Quintana forced to quit as Chris Froome fights back on stage 11
Sopra: Nairo Quintana si ritira dalla Vuelta dopo una caduta di gruppo

La lotta tra i big riprendeva nella tappa numero 14, dopo due giornate di calma, in cui hanno avuto modo di festeggiare il velocista tedesco John Degenkolb, in volata su un redivivo Tom Boonen, e Dani Navarro, con un allungo negli ultimi chilometri di una frazione non facilissima da interpretare. La Santander - La Camperona si è rivelata tappa spettacolare: l’ascesa finale, inedita, dalle pendenze durissime (media del 13%) ha visto il ritorno alla vittoria del canadese Ryder Hesjedal, trionfatore del Giro d’Italia 2012, grazie ad uno scatto all’ultimo chilometro che ha bruciato a 100 metri dal traguardo lo svizzero Oliver Zaugg. Dietro la lotta tra i big: Valverde accendeva la miccia, Contador rispondeva per le rime e formava un trio con Purìto Rodrìguez e Fabio Aru. Froome, che nei primi chilometri non aveva risposto, ha iniziato gradualmente a risalire fino a portarsi sul gruppo della maglia roja; poi negli ultimi metri ha aumentato ulteriormente il ritmo facendo un’ulteriore selezione e staccando Contador di 7 secondi. Rodrìguez teneva botta, Aru restava con il leader, Valverde perdeva una ventina di secondi mentre naufragava Uràn. Distacchi minimi ma, dopo la tappa con arrivo al Santuario, in cui era apparso in difficoltà, Froome è tornato a fare davvero paura. Il ricordo delle sue vittorie del 2013 è tornato a far cupolino, soprattutto nella testa di Contador. Si è visto nella tappa successiva, la Oviedo - Lagos de Covadonga. La maglia roja ha attaccato più volte, seguito dagli altri due spagnoli, Valverde e Rodrìguez ma Froome, con puntualità pazzesca, è sempre rientrato, dopo aver lasciato sfogare gli avversari. Questo tira e molla proseguiva per tutta la salita e la discesa successiva. Alla fine Valverde e Rodrìguez sono riusciti a guadagnare secondi su Contador, mentre la vittoria di tappa andava ad un grintoso Przemyslaw Niemiec, polacco della Lampre. Froome ed Aru perdevano 7 secondi da Contador.
Sopra. la grinta del giovane Fabio Aru, 24 anni, autentica rivelazione dell'anno

Tutto rimandato alla tappa regina, la San Martín del Rey Aurelio - La Farrapona. Il team Sky comandava la corsa come ci aveva abituato da tanto tempo, logorando gli avversari. Uràn è saltato subito, alla lunga anche Samuel Sanchez. Sulla salita finale il forcing di Nieve spianava la strada a Froome, accorciando sul fuggitivo, uno splendido Alessandro De Marchi. Tutto come negli altri anni. A 4 chilometri dal traguardo, ha attaccato Froome. Un’accelerazione bruciante, con la consueta  cadenza di pedalate infernale. Ma mentre Valverde, Rodrìguez ed Aru hanno ceduto subito, Contador invece no. Questa è stata la svolta della tappa e forse anche della Vuelta stessa. Per la prima volta, dopo tanto tempo, Contador non si staccava dopo l’attacco di Froome o non restava in scia del rivale, senza essere in grado di replicare. Stavolta il Pistolero ha dato l’impressione di reggere, di non staccarsi appena il keniano bianco del team Sky avesse voluto aumentare il ritmo. Ed il primo ad accorgersene è stato lo stesso Froome che ha iniziato a voltarsi sempre di più, nervoso, insicuro. Ha provato ad aumentare la frequenza di pedalate un paio di volte ma niente da fare. Lentamente Froome è sembrato rassegnarsi mentre Contador ha preso sempre più fiducia. Poi all’ultimo chilometro, ecco il capolavoro del campione spagnolo: scatto bruciante col rapporto più lungo di quello agile dell’inglese. E, a sorpresa, Froome non ha risposto, ha alzato bandiera bianca, facendo diventare quell’ultimo chilometro di salita una sorta di incoronazione. Sul traguardo il Pistolero ha mimato lo sparo, come di prassi dopo una vittoria. Froome, battuto, è arrivato staccato di 15 secondi (19 contando la differenza di abbuoni).  Buonissimo terzo posto per il nostro Alessandro De Marchi, che ha confermato, come se ce ne fosse ancora bisogno, il suo talento ed il suo coraggio nelle azioni da lontano. Staccati Alejandro Valverde ( a 55 secondi), Purìto Rodrìguez ( a 59) e Fabio Aru ( ad 1’06”). Aru ha mostrato gran carattere ma ha perso secondi dai rivali per il podio ed ora diventa difficile inventare qualcosa, visto che, sulla carta, c’è ancora una tappa impegnativa in cui far saltare la corsa. È anche l’ultima chance per riaprire la Vuelta per Valverde e Froome, staccati in classifica rispettivamente di 1'36” e 1’39” dal leader Contador.

 Sopra: Alberto Contador, 31 anni, in azione sulla dura salita di La Farrapona
 
La sensazione è che il Pistolero si sia sbloccato con quella sparata all’ultimo chilometro sulla salita di La Farrapona e abbia superato l’incubo keniota. Aveva già provato ad attaccare sulla salita del Santuario de San Miguel de Aralar, dando un primo segnale forte al rivale, ma la progressione micidiale di Froome a La Camperona aveva minato le certezze di Contador. Ma quella di La Farrapona è stata diversa, una sana boccata d’autostima e la consapevolezza per lo spagnolo di essere il più forte. Al di là della sconfitta di La Farrapona, è sembrato che il ciclo del team Sky si sia chiuso. La squadra è stata perfetta, Froome un vero martello. Ma non è bastato. E la maglia rossa ora è lontana. Forse irraggiungibile. Per la prima volta, dopo due anni di dominio quasi totale, il ritmo infernale non ha fatto la differenza, il calcolo scientifico e la preparazione minuziosa hanno perso contro la fantasia e la capacità d’improvvisare. Forse è solo un caso, una stagione nera, più di quella maglia, che in questi anni è stata sinonimo di vittorie a raffica. Però non è nemmeno casuale che, nel 2011, sempre qui in Spagna, l’astro di Chris Froome ha cominciato a brillare ed il team Sky è diventato la squadra più forte al mondo. Tre anni dopo, questa sconfitta, per come è avvenuta, correndo in tutto e per tutto come nei giorni migliori, ha mostrato i limiti di questa “scuola”, se non addirittura la fine dell’impero britannico. La strada dirà se queste impressioni sono fondate o meno. Oggi la quarta vittoria di Degenkolb allo sprint ha rilanciato il tedesco a caccia della maglia verde, sempre più sulle sue spalle, confermandosi come velocista più forte alla Vuelta.  Da adesso ci si gioca il tutto per tutto per chi deve recuperare nelle varie classifiche. Manca davvero poco e poi si saprà tutta la verità…
 

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