
Bradley Wiggins nella sua prova contro il tempo
A Ponferrada la cronometro maschile ha emesso il primo verdetto sorprendente di questi mondiali di ciclismo. Su un circuito piuttosto complesso e variabile dal punto di vista altimetrico, lungo 47,10 km, praticamente pianeggiante nella parte iniziale e selettivo in quella finale, con la salita della Confederación, di 5,2 km e dalla pendenza media del 3,3%, e la salita del Mirador, di 1,1 km di lunghezza ed una pendenza media del 5,5%, è andata in scena la sfida tra i mostri sacri della disciplina della corsa contro il tempo. Il favoritissimo della vigilia era il tedesco Tony Martin, già tre volte campione del mondo, ma alla lunga non ha potuto fare nulla contro lo strapotere di un fantastico Bradley Wiggins. L’inglese è partito forte fin da subito, mettendosi in testa al primo intermedio. Martin è sembrato reggere il passo ma, al secondo rilevamento, il distacco dal britannico è aumentato. Negli ultimi chilometri, più duri per via delle rampe, Wiggins ha aumentato il distacco dal suo inseguitore, arrivando a portarlo fino a 20 secondi circa (sarebbero stati 26 alla fine della prova). Un trionfo incredibile, frutto di una vera e propria prova di forza, con una media in alcuni tratti sopra i 50km/h. Dal punto di vista aerodinamico, si è rivisto a tratti il Wiggo formato 2012, l’anno di grazia. Il mondiale a cronometro arricchisce ulteriormente una bacheca già imponente, colma di grandi successi.

Bradley Wiggins, 34 anni, è il nuovo campione del mondo a cronometro
La storia di Bradley Wiggins sembra una bella
favola: nato a Gand, città belga, il 28 aprile 1980, era figlio di un pistard
britannico, Gary Wiggins, che però ben presto abbandonò la famiglia, trasferitasi
poi a Londra. Qui Bradley crebbe con l’assenza di una figura paterna, della
quale non conserverà mai un ricordo positivo; diventò anche lui un ciclista su
pista come il padre. A vent’anni il primo risultato di rilievo: una medaglia di
bronzo nell’inseguimento a squadre, alle Olimpiadi di Sydney. Poi la trafila in
squadre modeste. Quindi il 2004, l’anno della svolta: alle Olimpiadi di Atene
esplose il suo talento, vincendo su pista tre medaglie in tre discipline
diverse, l'oro nell'inseguimento individuale, l'argento nell'inseguimento a
squadre e, insieme a Rob Hayles, il bronzo nell'americana. Da qui la sua vita
cambiò: venne insignito dell’onorificenza del titolo di Ufficiale dell'Ordine
dell'Impero Britannico, l’anno successivo. Sempre nel 2005 il debutto al Giro d’Italia
e nel 2006 il primo Tour de France. Furono stagioni complicate e poco fortunate
per Sir Bradley, che alternò pista e strada. Nel 2008 arrivarono altri successi
su pista: ai mondiali di Manchester conquistò tre maglie iridate,
nell'inseguimento individuale e a squadre e nell'americana, mentre ai Giochi di
Pechino, vinse la medaglia d'oro nell'inseguimento individuale ed in quello a
squadre (ottenendo un’altra onorificenza, quella di cavaliere dell’Ordine dell’Impero
britannico). Nel 2009 ecco la svolta: quarto posto al Tour de France, non
troppo staccato da Contador e una serie di buonissimi risultati. Nel 2010 l’approdo
al team Sky, con una vittoria di tappa al Giro d’Italia. Nel 2011 prima si
infortunò al Tour, fratturandosi una clavicola, quindi puntò alla vittoria
nella Vuelta ma trovò sulla sua strada José Cobo Acebo, vincitore finale, e
Chris Froome, compagno di squadra. Con il giovane britannico il rapporto non fu
mai idilliaco ma per il resto della stagione convissero tranquillamente. Fino
al Tour de France. Nel frattempo, grazie alla preparazione meticolosa ed
innovativa del team Sky, Wiggo stravinse la Parigi-Nizza, il Giro di Romandia
(con una prova mostruosa a cronometro ed una vittoria imperiosa in volata) ed
il Criterium du Dauphiné, bissando il successo dell’anno precedente. Al Tour de
France, riuscì fin da subito a gestire la corsa, grazie ai successi a
cronometro di Besançon e Chartres. Tuttavia il talento di Froome emerse in
maniera prepotente ed apparve chiaro che, il britannico di origini keniane
avrebbe potuto ambire a togliersi grandi soddisfazioni, se non avesse dovuto
aiutare Wiggo, un po’ in affanno in salita. Alcuni atteggiamenti plateali di
Froome e la scarsa diplomazia di Bradley portarono alla rottura tra i due. Ma
una volta concluso il Tour da vincitore (primo inglese a riuscirci), fu la
volta delle Olimpiadi con un trionfo nella prova a cronometro, quarta medaglia
olimpica. Divenne popolarissimo in Inghilterra anche per via del suo carattere
un po’ guascone ed irriverente, decisamente antidivo ed anticonformista. Per meglio
capire chi sia Bradley Wiggins basta vedere come si comportò quando la moglie
gli mostrò il messaggio di congratulazioni della Regina Elisabetta: “Fuck the
Queen” fu il suo commento, decisamente più entusiasta ed interessato dai complimenti
di Robbie Fowler, calciatore del Liverpool suo grande idolo, e di Johnny Marr,
cantante e musicista britannico degli Smiths, band anni ’80. Il suo stesso
look, poi, lo ha reso simbolo dell’anticonformismo, con quei basettoni lunghi,
la barba, a volte, incolta, che lo fanno sembrare fuori dal tempo. La vittoria
al mondiale lo lancia nella storia ed arriva dopo un 2013 deludente, in cui la
stella di Froome sembrava averlo oscurato e costretto ad un declino
irresistibile. Ora invece ci sono una maglia prestigiosa da difendere e ancora
due grandi obiettivi: la Parigi-Roubaix e le Olimpiadi del 2016. Sicuramente Sir
Brad non demorderà facilmente…

Lo sconfitto di
giornata è Martin, reduce da tre mondiali di fila, due dei quali, chiusi
davanti proprio a Wiggins. Poteva entrare nella leggenda, vincendo quattro
mondiali consecutivi, cosa mai riuscita a nessun altro, nemmeno ad uno come
Fabian Cancellara. Comunque può consolarsi con una stagione dai numeri
impressionanti, con un Tour de France ed una Vuelta in cui ha colto tre
successi, dei quali uno in linea. Insomma l’argento di oggi può essere
accettato tranquillamente. Sul podio, alle spalle dei due fenomeni, a 40
secondi, c’è il giovane olandese Tom Dumoulin, autentica rivelazione. Professionista
dal 2012, ha raggiunto un piazzamento sorprendente, che fa ben sperare per il
proseguo della sua carriera. Forse è ancora presto per capire se sia nata o
meno una nuova stella, certo è che in futuro, se si manterrà su questi livelli.
Splendida gara per il
bielorusso Vasil Kiryenka, atleta polivalente e duttile, capace di adattarsi ad
ogni tipo di gara o terreno. Il podio sarebbe stato un premio per il suo
impegno esemplare ma si è dovuto accontentare della medaglia di legno. Quinto
posto per Rohan Dennis, anche lui giovane di prospettiva. Per buona parte della
gara è riuscito a restare con i primi ma alla fine ha ceduto. Sicuramente la
BMC dovrà tenersi stretto questo ragazzo australiano. Ottimo anche il mondiale
di Adriano Malori, miglior italiano, autore di un sesto posto positivo ed incoraggiante per il
suo futuro. Adriano si aspettava di più ma per ora il livello di Martin e
Wiggins è fuori dalla sua portata. Nulla di male, il ragazzo avrà tempo e modo
per rifarsi. La vittoria all’ultima tappa della Vuelta e gli altri quattro centri stagionali fanno ben sperare nella sua
futura esplosione.
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