Non solo Formula 1.
Provate ad immaginarvi bolidi simili a quelli dei vari Alonso, Vettel, Ricciardo,
Hamilton e Rosberg, sfrecciare su tracciati cittadini di alcune delle metropoli
più importanti e rinomate al mondo, tra le quali anche Miami, Berlino e Londra.
Ora immaginate che queste vetture velocissime, capaci di toccare i 225
chilometri orari (bazzecole per la F1, capace di arrivare a 350 km/h), abbiano
un motore elettrico da 200 kilowatt massimi (in gara 150 kW, un numero limitato
per ovviare al problema della riduzione del consumo, anche se sarà consentito
l'utilizzo di potenza supplementare per un tempo limitato ) con potenza
addizionale (Push-to-pass) di 30 kW, con batterie da 320 kg, che sviluppa 270
cavalli (contro gli 800 della F1), siano lunghe 5 metri, dotate di cambio
sequenziale, con pneumatici Michelin, motorizzate da McLaren. Aggiungete anche
che in gara sarà obbligatorio fare un pit-stop per poi ripartire con una
seconda vettura, con batteria carica. Ecco, in maniera un po’ semplificata (e
non me ne vogliano gli ingegneri…), questa è la novità motoristica, la nuova
categoria che, nel disegno della FIA, dovrebbe affiancare nei prossimi anni la
blasonata Formula 1: si tratta della Formula E. Senz’altro un mondiale
particolare, totalmente nuovo ed inedito. Un campionato motoristico, di dieci
gran premi, che dura per tutto l’inverno e la primavera fino al 27 giugno 2015,
è una novità. Punteggi che assegnano 25 punti al primo classificato, 18 al
secondo, 15 al terzo, 12 al quarto, 10 al quinto, 8 al sesto, 6 al settimo, 4
all’ottavo, 2 al nono e 1 al decimo. Novità è l’assegnazione di 3 punti al
poleman e di 2 al pilota autore del giro più veloce in gara. Particolare è
anche il fatto di disputare le qualifiche nello stesso giorno della gara.

Foto di rito per i piloti di Formula E
Un campionato con nuovi
protagonisti. Sembra di essere finiti indietro nel tempo quando, leggendo l’elenco
dei piloti, si scorgono cognomi illustri, da brividi per gli appassionati della
Formula 1: c’è un Senna (Bruno, il nipote adorato del grande Ayrton, reduce da
un’esperienza negativa e sfortunata sulla Williams nel 2012), un Piquet (Nelson
junior, quello del flop in Renault, con tanto di scandalo per un incidente
pilotato per permettere al compagno di squadra Alonso di vincere la gara di
Singapore, grazie all’entrata della Safety Car) ed un Prost (Nicolas, figlio
del Professor Alain, il più giovane della compagnia e con meno esperienza rispetto
agli altri già citati). Sempre per restare in clima amarcord, ci sarebbero
altri due ex illustri della Formula 1: Nick “Quick” Heidfeld, pilota tedesco
esperto e molto bravo nella messa a punto della monoposto, e l’italiano Jarno
Trulli, tornato alla guida di una vettura dopo essere rimasto appiedato in F1. Altri
piloti che hanno fatto capolino nella massima categoria motoristica, seppur in
posizioni decisamente di rincalzo, sono il brasiliano Lucas Di Grassi, del team
Audi, il giapponese Takuma Sato, pilota di punta del team Bar Honda negli anni
di Michael Schumacher, Sébastien Buemi, svizzero ex Toro Rosso, l’indiano Karun Chandhok, lo spagnolo Jamie
Alguersuari, altro ex Toro Rosso, il francese Charles Pic ed il belga Jerome D’Ambrosio.
Volti nuovi per la maggior parte degli appassionati sono il tedesco Daniel Abt,
il britannico Sam Bird ed il cinese Ho-Pin Tung. Veterani, provenienti da altre
categorie sono lo spagnolo Oriol Servià, dalla Indicar, i francesi Stephane
Sarrazin e Franck Montagny, dalla 24 ore di Le Mans. Sport per uomini? Neanche per
sogno! Ci sono anche due donne al volante: Michela Cerruti, italiana, compagna
di squadra di Trulli, e l’inglese Katherine Legge, compagna del nipponico
Takuma Sato.

Primo Gran Premio a
Pechino, il 14 settembre 2014. Circuito lungo, con moltissimi rettilinei,
varianti e alcune staccate impegnative. Gara di 25 giri. Pole position per il
giovane Nicolas Prost su E-Dams Renault , davanti alle due Audi di Di Grassi e
Abt. Il padrone di casa Ho-Pin Tung costretto a partire dai box, con Senna e
Trulli in fondo allo schieramento. Partenza con Prost, che sotto gli occhi
emozionati di papà Alain, scappa via seguito dalle due Audi, mentre Nick
Heidfeld si piazza in quarta piazza, davanti a Chandhok, Alguersuari, Montagny,
Bird, Pic e Piquet. Alla sesta tornata, attacco con successo di Bird sul compagno
di squadra, Alguersuari e Servià passa Piquet, pressato da vicino da Sato. Al tredicesimo
giro, i primi cinque rientrano ai box, con il passaggio dalla vettura scarica a
quella con la batteria colma di energia. Bird resta in testa per un giro ma poi
rientra ai box, come gli altri piloti. Al rientro in pista la classifica
recita: Prost, Heidfeld, Di Grassi, Montagny, Abt, Bird, Chandhok, Pic, Piquet,
Servià, Sarrazin. Prost sembra avere la vittoria in tasca ma Heidfeld, gestendo
meglio la vettura, riesce a guadagnare terreno. Al diciannovesimo giro si
ritira Buemi, autore di una gara incolore (un po’ come Senna e Trulli, giusto
per citare i piloti più attesi), mentre Chandhok supera Bird, conquistando la
sesta posizione. Piquet, nel frattempo, perde posizioni, scivolando fuori dalla
top ten. Si arriva all’ultimo giro in un duello serrato tra Prost e Heidfeld.
Nicolas sembra gestire ma Heidfeld riesce a portarsi sotto. Poi, sfruttando la
scia e la maggior potenza, porta l’attacco al francese figlio d’arte, al
penultimo rettilineo. Prost si accorge tardi della manovra e, complice anche l’inesperienza,
tenta una goffa chiusura in pieno rettilineo ma finisce per toccare il tedesco.
Risultato: Prost danneggia la sospensione e si ritira, Heidfeld finisce sul
cordolo dell’ultima curva e vola, letteralmente, contro le barriere dalla parte
opposta. Impatto terribile, macchina completamente distrutta, che si capovolge,
dopo una piroetta. Tutti temono il peggio, ma il buon Nick se la cava con
qualche botta minima e uno spavento che non gli impedisce di raggiungere Prost
ai box, per rimproverarlo. Lezione che tornerà utile al giovane francese,
dotato di un gran talento (buon sangue non mente), ma carente nella gestione
della gara e nel controllo dei nervi. Papà Alain avrà modo per insegnare al suo
ragazzino terribile. E il vincitore? Il primo vincitore di una gara di Formula
E è Lucas Di Grassi, su Audi, davanti ad un ottimo Franck Montagny, ai
rimontanti Sam Bird, terzo, e Charles Pic. Quinto l’indiano Chandhok, davanti a
D’Ambrosio, Servià, Piquet, Sarrazin e
Abt, crollato nel finale. Punti a Prost, per la pole position e a Sato per il
giro più veloce in gara. Incredibile vittoria per il brasiliano, sicuramente
fortunato ma bravissimo a farsi trovare al posto giusto nel momento giusto. Chissà
che lui, che è stato il primo a testare queste vetture ed il primo vincitore di
un gran premio, non possa anche diventare il primo campione del mondo… Nel costruttori comanda la Andretti Formula E,
squadra dei due francesi Montagny e Pic, davanti all’Audi, alla Virgin Racing
di Alguersuari e Bird e alla Dragon Racing di D’Ambrosio e Servià. Peccato per
la Venturi, che con Heidfeld avrebbe potuto fare il colpaccio. Male il team
italiano di Trulli, frenato da problemi di affidabilità e lontano dalle prime
posizioni. Un mondiale partito col botto, nel vero senso della parola. Ora il
prossimo appuntamento è previsto per il 22 novembre, a Putrajaya, in Malesia. E
se questo è stato l’antipasto, ora ci sarà da divertirsi.

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