venerdì 19 settembre 2014

Allegri-Milan e Zeman-Roma: c'eravamo tanto amati...


Massimiliano Allegri quando allenava il Cagliari
C’eravamo tanto amati. Così si potrebbe riassumere l’interessante doppio confronto che coinvolge le due candidate allo scudetto, ossia Juventus e Roma, contro, rispettivamente, Milan e Cagliari. In particolare sono due allenatori a fare i conti con il proprio recente passato: il tecnico bianconero Massimiliano Allegri e quello dei sardi Zdenek Zeman. Storie diverse, per due protagonisti della serie A con caratteristiche agli antipodi, dal punto di vista del gioco espresso dalle loro squadre: Allegri è più attento alla fase difensiva che a quella offensiva, concede pochissimo allo spettacolo e predilige la concretezza al bel gioco, riuscendo comunque a risultare duttile a seconda delle caratteristiche dell’organico a disposizione; Zeman, invece, è l’espressione migliore del gioco offensivo fino allo sfinimento, basato su una condizione fisica creata con allenamenti durissimi e sui tagli continui degli esterni, con la partecipazione nel gioco dei centrocampisti, che rendono difficilmente leggibile ed interpretabile la sua tattica offensiva. Un meccanismo perfetto se non fosse per la difesa, a volte troppo esposta ai contropiedi avversari.
Allegri ha allenato il Milan per tre stagioni. Sabato sera sfiderà il suo recente passato

Max Allegri è diventato allenatore della Juventus dopo l’improvviso e turbolento addio di Antonio Conte, a metà luglio. L’accoglienza del popolo bianconero non è stata particolarmente calorosa nei suoi confronti, sia perché il paragone con il suo predecessore, simbolo della società, è ingombrante, sia perché Allegri stesso non ha fatto molto per farsi amare, con dichiarazioni velenose e incroci continui con la squadra bianconera. Per di più, il destino ha voluto che proprio contro la Juventus Allegri si mettesse in mostra, come allenatore. Il 31 gennaio 2009 si giocava a Torino la partita di campionato Juventus-Cagliari. La squadra bianconera, allenata da Claudio Ranieri, era all’inseguimento della capolista, l’Inter di Mourinho, ed aveva bisogno di punti. Al sedicesimo però era il Cagliari a colpire con Biondini, con un colpo di testa su cross di Fini. La reazione juventina fu devastante e si concretizzò in un uno-due, al trentunesimo ed al trentottesimo, con Sissoko e Nedved. Ma nel secondo tempo il Cagliari non si arrese ed ecco l’incredibile: al 54’ pareggiò Jeda e verso lo scadere Matri realizzò il gol del sorpasso. Il Cagliari era tornato così ad espugnare Torino dopo quarantun anni. Alla fine dell’anno solare, per via dei risultati ottenuti, Max vinse la panchina d’oro, simbolo del miglior allenatore del 2009. Allegri venne esonerato al termine della stagione successiva, ma evidentemente questa impresa non era passata inosservata agli occhi del presidente del Milan, Silvio Berlusconi, che ingaggiò il tecnico per portare al trionfo la sua squadra, nella stagione 2010/11. La campagna acquisti del Milan era stata sontuosa, comprando campioni del calibro di Ibrahimovic e Boateng. Il Milan, dopo qualche problema, in avvio, prendeva la testa del campionato e diventava quasi irraggiungibile, imprimendo un ritmo sostenuto. Furono pochi i passi falsi in questa cavalcata vincente. Uno di questi avvenne a San Siro, contro la Juventus di Del Neri, che grazie a Quagliarella e al solito Del Piero, riuscì a battere i rossoneri. Il momento chiave del campionato arrivò il 2 aprile 2011: l’Inter, comandato dall’ex milanista Leonardo, era ad un solo punto dai cugini e si giocava tutto nella stracittadina. Ma una doppietta di Alex Pato ed il rigore a tempo scaduto di Cassano spensero le speranze nerazzurre: 3-0, vittoria netta e discorso scudetto archiviato. L’ultima resistenza è venuta dal Napoli ma una sconfitta interna contro l’Udinese, il 17 aprile, metteva fine anche all’ultimo disperato assalto partenopeo. Col pareggio a reti inviolate a Roma, il 7 maggio 2011, il Milan si laureò campione d’Italia. Allegri, come Arrigo Sacchi e Fabio Capello, ha vinto al debutto sulla panchina rossonera. L’anno successivo il suo Milan era ancora la squadra da battere (reduce dalla vittoria in Supercoppa) ma trovò sulla sua strada la nuova Juventus di Conte, dando inizio ad una lunga rivalità (anche in coppa Italia, con la doppia sfida in semifinale, conclusasi con la vittoria bianconera). Le due squadre si  sono alternate in testa alla classifica per tutto il campionato. Il Milan, verso marzo, sembrava essere in grado di bissare il tricolore ma sul più bello si inceppò, pareggiando a Catania e in casa col Bologna e perdendo contro la Fiorentina. La sconfitta nel derby regalava lo scudetto alla Juventus con un turno d’anticipo. Seguirà una scia polemica, con Allegri che ricorderà più volte in futuro del gol regolare di Muntari non assegnato dall’arbitro Tagliavento nello scontro diretto contro la Juventus, seguite poi dalle immancabili frecciate sull’affaire Calciopoli. Per i tifosi juventini, è diventato così il nemico numero uno. La stagione successiva vide un Milan traballante all’inizio ed in splendida rimonta nel girone di ritorno. Allegri, pur essendo privo di grandi campioni come Ibrahimovic e Thiago Silva, ceduti al Paris Saint Germain, è riuscito a portare la squadra rossonera fino ad un clamoroso terzo posto, davanti alla Fiorentina. Un vero miracolo, considerando la partenza infelice. Tuttavia lo spogliatoio non lo seguiva più, mentre la società non ha rinforzato la rosa. Max si è trovato a dover gestire la pressione dei tifosi, discordie in società (con una parte che gli preferiva Pippo Inzaghi) ed un gruppo allo sbando. Il girone d’andata è stato mediocre, con soli 19 punti conquistati. Il Milan lo ha esonerato dopo la sconfitta per 4-3 contro il Sassuolo, il 13 gennaio. Su di lui si è detto che non è in grado di fare la differenza e di non essere un vincente. Max avrà voglia di mostrare il contrario, a partire dalla società che lo ha scaricato.


 

Zdenek Zeman e Roma, un amore mai finito e continuato nonostante tutto, ma che si è leggermente raffreddato in questo ultimo periodo e che rende la sfida tra Roma e Cagliari molto interessante.
Zdenek arrivò nella capitale nel 1994, ingaggiato dalla Lazio, dopo le splendide gesta a Foggia, con il suo epico 4-3-3. Il Boemo, non deluse le aspettative e la Lazio con lui giocò benissimo, realizzando splendide goleade (come un 8-2 alla Fiorentina). La prima stagione fu la migliore e per diverso tempo rimase l’avversario più pericoloso per la Juventus, chiudendo poi al secondo posto. L’anno dopo la sua Lazio si piazzò al terzo posto. Poi il rendimento altalenante e soprattutto la mancanza di vittorie incisero sul suo rapporto con il patrono Sergio Cragnotti ed arrivò l’esonero. Ma Zeman non ha lasciato Roma. Per la stagione 1997/98, il presidente della Roma, Franco Sensi lo ingaggiò per ridare entusiasmo ad un ambiente depresso, dopo annate deludenti. Zeman ripropose il 4-3-3 e, grazie al suo gioco fisico ed offensivo, esplose definitivamente il talento di Francesco Totti. La prima stagione dello Zemanlandia giallorosso è stata incredibile ed esaltante: la Roma chiudeva quarta in campionato, con alcune partite epiche come il 5-0 sul Milan o il 6-2 sul Napoli. La pecca però veniva dalle quattro sconfitte su altrettante partite, nella stessa stagione, nella stracittadina contro la super Lazio stellare di Eriksson. E a Roma si sa che il derby vale tanto… Ma prima di poter organizzare la rivincita contro i biancocelesti, deflagrava il caso doping. Zeman uscì allo scoperto ed affermò che il mondo del calcio era invaso dalle cosiddette “farmacie”. Questo provocò la reazione di molte società, tra le quali la Juventus, con cui ebbe inizio un lungo scontro sulle colonne dei giornali e nelle aule dei tribunali. Le rivelazioni di Zeman alla lunga si sono rivelate fondate, ma il mondo del calcio italiano ha iniziato a fargli terra bruciata intorno. Nella stagione 1998/99, comunque si prese grandi soddisfazioni: prima con una splendida rimonta riuscì a pareggiare il derby d’andata (3-3) contro una Lazio decisamente superiore tecnicamente, avanti di due reti (3-1) e con un uomo in più; poi l’apoteosi nella stracittadina di ritorno, con la doppietta di Marco Delvecchio ed il sigillo del pupillo, Totti, che schiantavano la Lazio miliardaria di Cragnotti, con un 3-1 netto. Infine la partita contro la Juventus, forse più sentita in quel momento, per il significato assunto dopo la questione doping. Anche in campo non mancarono le scintille tra i calciatori. Poi Totti batteva a sorpresa una punizione e serviva Paulo Sergio, che davanti alla porta non perdonava. Nel secondo tempo Candela chiudeva il discorso con una percussione sulla fascia. Grazie a questi successi, Zeman è entrato nel cuore dei tifosi romanisti. Tuttavia, al termine della stagione, chiusa al quinto posto, Sensi preferì rilevarlo dall’incarico per far posto a Fabio Capello. Si dice che sia stato un modo per non inimicarsi l’ambiente calcistico. Il Boemo non è stato particolarmente fortunato nelle sue avventure ma, nel 2011/12, con il Pescara, ha centrato una promozione in Serie A storica. La Roma, passata alla gestione americana, lo ha richiamato per rifarsi dopo un’annata storta. Zeman sognava un grande campionato ma la Roma ha alternato partite da urlo (come Roma Fiorentina o Roma Milan) e tonfi clamorosi (come contro il Bologna ed il Napoli). La dirigenza ben presto lo ha scaricato, lo spogliatoio si è diviso (il rapporto conflittuale con De Rossi la dice lunga…). Il crollo in casa contro il Cagliari (2-4) ha messo fine alla sua esperienza giallorossa. Ora Zdenek riparte proprio da Cagliari ed entrerà in quello stadio che lo ama e che lui adora. Tanta sarà la voglia di stupire e di ribadire che per il Boemo non è ancora tempo di pensione.
Sopra: Zdenek Zeman, al suo ritorno poco fortunato a Roma nel 2012. Domenica tenterà di rifarsi

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