
Il podio della Vuelta 2014: da sinistra a destra, Alejandro Valverde, Alberto Contador e Chris Froome
Alle ore 20:34, la
maglia rossa, Alberto Contador, taglia il traguardo dell’ultima, breve,
cronometro. Ritardo di 1’40” dal vincitore, l’italiano della Telefonica
Movistar, Adriano Malori, e la Vuelta 2014 va al campione di Pinto. È il sesto
grande giro in carriera. È la terza Vuelta in bacheca ma sicuramente arriva in
modo totalmente diverso dalle altre e, per certi aspetti, sorprendente. È stata
una Vuelta spettacolare, incerta, tirata, mai banale. Con tanti contenuti.

L’ultima settimana è
ripartita dall’impresa di Contador a La Farrapona e dalla volata imperiosa di
John Degenkolb (alla fine il più vittorioso in questa Vuelta). Restavano
pochissime tappe a disposizione degli avversari per ribaltare la situazione. Chris
Froome ha tentato il tutto per tutto nella penultima tappa in salita, la A
Estrada - Lunt Castrove. Un duello spettacolare tra i grandi protagonisti della
Vuelta: Contador, Froome, Valverde, Rodrìguez e Aru. Scatti e controscatti, poi
Aru ha preso il largo a quattro chilometri al traguardo. Da dietro però è
ripartito, grazie alle sue progressioni micidiali, il keniota bianco, Chris
Froome. Il trio spagnolo invece ha incassato il colpo, con la maglia Roja che
cercava di gestire la situazione. Davanti Froome ha ripreso il giovane sardo
del team Astana ma in volata Fabio è riuscito ad avere la meglio, prendendosi la
seconda vittoria di tappa nella Vuelta 2014. Una grande soddisfazione per il
giovane talento lanciato da Martinelli. Chris Froome ha chiuso secondo ma, se
non altro, è riuscito a tenere minimamente aperta la gara, rosicchiando secondi
e portando il suo ritardo dal leader ad 1’19”. Il trio spagnolo ha visto
Valverde prevalere nella volata per gli abbuoni ed un Contador in leggera
difficoltà. L’indomani, nella tappa da Salvaterra do Miño a Cangas do Morrazo,
ecco il numero di Adam Hansen, che si involava a pochi chilometri dal
traguardo, con un attacco in discesa, beffando i velocisti. Tutto invariato tra
i big, in vista del gran finale. E l’ultima tappa in linea proponeva un menù
spettacolare per gli spettatori: Santo Estevo de Ribas de Sil - Puerto de Ancares,
con diverse salite difficili oltre al finale con una salita di 10 chilometri
circa. Ancora una volta la Sky ha deciso di fare la corsa, imprimendo un ritmo
durissimo, cercando di fare la selezione. A causa del crollo inaspettato di
Nieve, però, Froome si è ritrovato privo del gregario che avrebbe dovuto
lanciarlo. E questo ha mostrato qualche limite del britannico: la scarsa capacità
di improvvisare e di aggirare l’ostacolo. Dopo che Rodrìguez, con uno scatto ai
meno 8, aveva tentato l’assalto al terzo posto, ecco la prima rasoiata di
Froome a sette chilometri dal traguardo. Poi ci ha riprovato in maniera convinta
al chilometro successivo. Aru dava l’addio alle residue speranze di podio,
cedendo a quel ritmo impossibile, Valverde ha retto fino al secondo squillo di
Froome. Chi ha tenuto, stringendo i denti, è stato Alberto Contador. Il
campione spagnolo non ha mai mollato la presa, si è sempre mantenuto a ruota
del rivale. Froome ha sempre cercato di tenere alto il ritmo anche se, rispetto
all’anno scorso, non è mai riuscito a dare la sensazione di poter staccare l’avversario
da un momento all’altro. Rodrìguez nel frattempo è saltato ed è stato prima
raggiunto e poi staccato dal duo di fenomeni e da Valverde, dando l’addio al
podio. Froome ha provato ad attaccare ancora all’ultimo chilometro. Contador ha
tenuto duro e poi ha attaccato, come a La Farrapona. Una sparata secca, decisa,
incontenibile. Froome ha alzato, per la seconda volta, bandiera bianca. Contador è arrivato sul
traguardo, mimando la sparata ed indicando quel ginocchio ferito e quella gamba
fratturata due mesi fa, che sembravano pregiudicare il resto della sua
stagione. Era il timbro sulla Vuelta. Froome pagava 16” secondi. Più staccato,
a quasi un minuto, Alejandro Valverde che è riuscito a difendere la terza
posizione dagli assalti di Rodrìguez e Aru. Non male per il trentaquattrenne
spagnolo, arrivato forse all’ultima grande recita in un giro di tre settimane. La
cronometro finale, molto corta, non ha stravolto i valori in campo. A John
Degenkolb è andata la classifica a punti, in virtù dei piazzamenti ottenuti in
tutte le tappe. Luis Leon Sanchez, grazie alle diverse fughe di giornata, è
riuscito ad aggiudicarsi la classifica per i gran premi della montagna,
conquistando la maglia a pois. Una bella soddisfazione per un ciclista reduce
da qualche stagione un po’ opaca. Alberto Contador ha vinto la maglia rossa,
simbolo del primato e si è anche preso la classifica combinata, dovuta ai piazzamenti
in tutte le classifiche. Sul podio Chris Froome e Alejandro Valverde.
Indubbiamente ha vinto il più forte, il più completo in tutti i terreni ed
anche quello con più fantasia.

Forse anche quello che è mancato a Froome ed
al team Sky. Il loro modo di correre ed interpretare le corse è risultato
vincente negli ultimi due anni ma in questa stagione sembra aver perso di
efficacia, divenendo scontata, prevedibile e quindi anche neutralizzabile. Questa
sconfitta può solo far riflettere su ciò che è girato male nel corso della
stagione. Indubbiamente i tanti infortuni non hanno mai permesso alla squadra
di potersi esprimere al meglio delle proprie capacità, ridimensionando l’invincibile
armata delle ultime stagioni. Ma forse qualcosa va cambiato. Il canovaccio,
basato su studi scientifici, può essere una certezza ma non l’unico sistema di
interpretare le gare, anche perché l’aritmetica e la scienza non possono tenere
sempre conto dei mille imprevisti presenti in gara. Vedremo se l’anno prossimo,
recuperando pedine importanti, qualcosa cambierà. La grande delusione della
Vuelta è stata la BMC, la squadra di Samuel Sanchez, partito con ambizioni da
podio e supportato anche da Cadel Evans. Il ciclista spagnolo ha retto per una
settimana ma alla fine ha dovuto cedere, chiudendo al sesto posto, lontano dai primi. Forse anche per Samuel è iniziato un
declino senza via di ritorno. Un vero peccato per un campione che in questi
ultimi anni ha subìto una flessione evidente (basti pensare che nel 2011 aveva
vinto la maglia a pois al Tour de France).

Vuelta con
soddisfazioni per l’Italia. Aru ha confermato che il Giro d’Italia non è stato
un fuoco di paglia e che la stoffa c’è, eccome. Ha uno scatto molto potente ed
una progressione che fa ben presagire. Manca ancora l’esperienza e la malizia
che però si acquisiranno strada facendo. Ottimo anche De Marchi, combattivo
come sempre, volitivo, mai domo. Splendido anche Adriano Malori che si è tolto
la soddisfazione di una vittoria di tappa. Una bella immagine per l’Italia, del
ciclismo che si trova ad avere di nuovo a che fare con l’incubo doping, con il
caso Rabottini. Ora sotto col mondiale, sperando che sia a forti tinte azzurre!
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