domenica 14 settembre 2014

Vuelta 2014: Contador Re di Spagna


Il podio della Vuelta 2014: da sinistra a destra, Alejandro Valverde, Alberto Contador e Chris Froome
Alle ore 20:34, la maglia rossa, Alberto Contador, taglia il traguardo dell’ultima, breve, cronometro. Ritardo di 1’40” dal vincitore, l’italiano della Telefonica Movistar, Adriano Malori, e la Vuelta 2014 va al campione di Pinto. È il sesto grande giro in carriera. È la terza Vuelta in bacheca ma sicuramente arriva in modo totalmente diverso dalle altre e, per certi aspetti, sorprendente. È stata una Vuelta spettacolare, incerta, tirata, mai banale. Con tanti contenuti.
Alberto Contador ha vinto la Vuelta 2014

L’ultima settimana è ripartita dall’impresa di Contador a La Farrapona e dalla volata imperiosa di John Degenkolb (alla fine il più vittorioso in questa Vuelta). Restavano pochissime tappe a disposizione degli avversari per ribaltare la situazione. Chris Froome ha tentato il tutto per tutto nella penultima tappa in salita, la A Estrada - Lunt Castrove. Un duello spettacolare tra i grandi protagonisti della Vuelta: Contador, Froome, Valverde, Rodrìguez e Aru. Scatti e controscatti, poi Aru ha preso il largo a quattro chilometri al traguardo. Da dietro però è ripartito, grazie alle sue progressioni micidiali, il keniota bianco, Chris Froome. Il trio spagnolo invece ha incassato il colpo, con la maglia Roja che cercava di gestire la situazione. Davanti Froome ha ripreso il giovane sardo del team Astana ma in volata Fabio è riuscito ad avere la meglio, prendendosi la seconda vittoria di tappa nella Vuelta 2014. Una grande soddisfazione per il giovane talento lanciato da Martinelli. Chris Froome ha chiuso secondo ma, se non altro, è riuscito a tenere minimamente aperta la gara, rosicchiando secondi e portando il suo ritardo dal leader ad 1’19”. Il trio spagnolo ha visto Valverde prevalere nella volata per gli abbuoni ed un Contador in leggera difficoltà. L’indomani, nella tappa da Salvaterra do Miño a Cangas do Morrazo, ecco il numero di Adam Hansen, che si involava a pochi chilometri dal traguardo, con un attacco in discesa, beffando i velocisti. Tutto invariato tra i big, in vista del gran finale. E l’ultima tappa in linea proponeva un menù spettacolare per gli spettatori: Santo Estevo de Ribas de Sil - Puerto de Ancares, con diverse salite difficili oltre al finale con una salita di 10 chilometri circa. Ancora una volta la Sky ha deciso di fare la corsa, imprimendo un ritmo durissimo, cercando di fare la selezione. A causa del crollo inaspettato di Nieve, però, Froome si è ritrovato privo del gregario che avrebbe dovuto lanciarlo. E questo ha mostrato qualche limite del britannico: la scarsa capacità di improvvisare e di aggirare l’ostacolo. Dopo che Rodrìguez, con uno scatto ai meno 8, aveva tentato l’assalto al terzo posto, ecco la prima rasoiata di Froome a sette chilometri dal traguardo. Poi ci ha riprovato in maniera convinta al chilometro successivo. Aru dava l’addio alle residue speranze di podio, cedendo a quel ritmo impossibile, Valverde ha retto fino al secondo squillo di Froome. Chi ha tenuto, stringendo i denti, è stato Alberto Contador. Il campione spagnolo non ha mai mollato la presa, si è sempre mantenuto a ruota del rivale. Froome ha sempre cercato di tenere alto il ritmo anche se, rispetto all’anno scorso, non è mai riuscito a dare la sensazione di poter staccare l’avversario da un momento all’altro. Rodrìguez nel frattempo è saltato ed è stato prima raggiunto e poi staccato dal duo di fenomeni e da Valverde, dando l’addio al podio. Froome ha provato ad attaccare ancora all’ultimo chilometro. Contador ha tenuto duro e poi ha attaccato, come a La Farrapona. Una sparata secca, decisa, incontenibile. Froome ha alzato, per la seconda volta, bandiera bianca. Contador è arrivato sul traguardo, mimando la sparata ed indicando quel ginocchio ferito e quella gamba fratturata due mesi fa, che sembravano pregiudicare il resto della sua stagione. Era il timbro sulla Vuelta. Froome pagava 16” secondi. Più staccato, a quasi un minuto, Alejandro Valverde che è riuscito a difendere la terza posizione dagli assalti di Rodrìguez e Aru. Non male per il trentaquattrenne spagnolo, arrivato forse all’ultima grande recita in un giro di tre settimane. La cronometro finale, molto corta, non ha stravolto i valori in campo. A John Degenkolb è andata la classifica a punti, in virtù dei piazzamenti ottenuti in tutte le tappe. Luis Leon Sanchez, grazie alle diverse fughe di giornata, è riuscito ad aggiudicarsi la classifica per i gran premi della montagna, conquistando la maglia a pois. Una bella soddisfazione per un ciclista reduce da qualche stagione un po’ opaca. Alberto Contador ha vinto la maglia rossa, simbolo del primato e si è anche preso la classifica combinata, dovuta ai piazzamenti in tutte le classifiche. Sul podio Chris Froome e Alejandro Valverde. Indubbiamente ha vinto il più forte, il più completo in tutti i terreni ed anche quello con più fantasia.
John Degenkolb, vincitore della classifica a punti

 Forse anche quello che è mancato a Froome ed al team Sky. Il loro modo di correre ed interpretare le corse è risultato vincente negli ultimi due anni ma in questa stagione sembra aver perso di efficacia, divenendo scontata, prevedibile e quindi anche neutralizzabile. Questa sconfitta può solo far riflettere su ciò che è girato male nel corso della stagione. Indubbiamente i tanti infortuni non hanno mai permesso alla squadra di potersi esprimere al meglio delle proprie capacità, ridimensionando l’invincibile armata delle ultime stagioni. Ma forse qualcosa va cambiato. Il canovaccio, basato su studi scientifici, può essere una certezza ma non l’unico sistema di interpretare le gare, anche perché l’aritmetica e la scienza non possono tenere sempre conto dei mille imprevisti presenti in gara. Vedremo se l’anno prossimo, recuperando pedine importanti, qualcosa cambierà. La grande delusione della Vuelta è stata la BMC, la squadra di Samuel Sanchez, partito con ambizioni da podio e supportato anche da Cadel Evans. Il ciclista spagnolo ha retto per una settimana ma alla fine ha dovuto cedere, chiudendo al sesto posto, lontano dai primi. Forse anche per Samuel è iniziato un declino senza via di ritorno. Un vero peccato per un campione che in questi ultimi anni ha subìto una flessione evidente (basti pensare che nel 2011 aveva vinto la maglia a pois al Tour de France).
Samuel Sanchez, della BMC. Una Vuelta al di sotto delle aspettative per lui.

Vuelta con soddisfazioni per l’Italia. Aru ha confermato che il Giro d’Italia non è stato un fuoco di paglia e che la stoffa c’è, eccome. Ha uno scatto molto potente ed una progressione che fa ben presagire. Manca ancora l’esperienza e la malizia che però si acquisiranno strada facendo. Ottimo anche De Marchi, combattivo come sempre, volitivo, mai domo. Splendido anche Adriano Malori che si è tolto la soddisfazione di una vittoria di tappa. Una bella immagine per l’Italia, del ciclismo che si trova ad avere di nuovo a che fare con l’incubo doping, con il caso Rabottini. Ora sotto col mondiale, sperando che sia a forti tinte azzurre!

Nessun commento:

Posta un commento