
Il podio di Ponferrada 2014: Simon Gerrans (a sinistra), Michal Kwiatkowski (al centro) e Alejandro Valverde (a destra)
Da qualche parte doveva
essere scritto che questo sarebbe stato l’anno della Polonia. Lo è stato per la
pallavolo, con la storica vittoria nel mondiale di casa. Lo è stato anche per
il ciclismo, con il gran numero di Michal Kwiatkowski nella gara iridata sul
circuito spagnolo di Ponferrada.

Michal Kwiatkowski vince il campionato del mondo
Nonostante le due rampe, non c’è stata una
grande selezione ed il gruppo è rimasto compatto, a differenza del mondiale
2013 di Firenze. Tante sono state le fughe e all’ultimissimo giro, mentre si
concludeva il penultimo strappo ed iniziava la discesa, col gruppo che si
ricompattava dopo l’ennesimo tentativo di evasione fallito, è scattato in
contropiede il giovane polacco. Una rasoiata per costruire un piccolo margine e
poi una sorta di cronometro di quasi 7 chilometri per gestire quanto guadagnato.
Dietro di lui, inizialmente le squadre con i favoriti si sono marcate
attendendo l’ultima rampa. Poi, quando è apparso chiaro che il tentativo di
Kwiatkowski non era così velleitario, si è scatenata la bagarre:
attacco di Purìto Rodrìguez, per tirare
il capitano iberico Alejandro Valverde, imitato dal belga Greg Van Avermaet,
sempre per fare da avanscoperta al compagno Philippe Gilbert, e dall’australiano
Simon Gerrans. Nibali non è riuscito ad inserirsi e gli altri azzurri in gara
non hanno colto l’attimo. Così davanti Kwiatkowski proseguiva la sua fuga in
discesa, inseguito vanamente dal gruppetto di inseguitori e dal resto del
gruppo. All’inizio dell’ultimo chilometro, Valverde ha avuto un ultimo
sussulto, quasi un tentativo estremo di vincere questo mondiale corso in casa e
preparato in maniera maniacale, ma è stato riassorbito dal gruppo degli
inseguitori e ha dovuto inchinarsi a Gerrans nella volata per l’argento. Mentre
il mondiale prendeva la via della Polonia, grazie a Michal Kwiatkowski. Non era
certamente tra i favoriti, ma non è nemmeno un successo casuale. Questo ragazzo
ha i numeri da campione, anche se per ora è ancora acerbo per poter far
classifica in un grande giro, come si è potuto constatare quest’anno al Tour de
France, con la crisi sulle salite. Tuttavia ha già in bacheca una classica come
quella delle Strade Bianche, oltre ad altri successi di tappa. E poi questo
successo lo rilancia in patria, dove ultimamente si stravede per il
connazionale Rafal Majka, autore di una stagione superlativa. Vanno fatti i
complimenti anche alla nazionale polacca che ha saputo controllare la corsa con
intelligenza, cercando di non strafare e di mantenere lucidità.
La Spagna padrona di casa, flop del campionato
Chi finisce tra i
rimpianti è indubbiamente la Spagna. Una potenza ciclistica con tantissimi
protagonisti della scena internazionale incapace di conquistare la vittoria più
importante. Dopo l’acuto di Samuel Sanchez ai Giochi Olimpici di Pechino nel
2008, sono arrivate solo sconfitte clamorose come l’assurda marcatura a
oltranza su Paolo Bettini, lasciando strada libera a Alessandro Ballan o, caso
ancora più eclatante, come nell’ultimo mondiale quando, in superiorità numerica
nel finale, riuscirono a far vincere il portoghese Rui Costa. Una nazionale
forse anche divisa da antagonismi interni e, probabilmente, con ciclisti più
adatti a grandi corse a tappe che a gare di un solo giorno. Sicuramente questa
è stata forse l’ultima occasione per Alejandro Valverde. Un ciclista che ha
vinto tanto (anche una Vuelta nel 2009), ma ha sempre fallito i grandi
obiettivi, come il mondiale o il Tour de France. In particolare la maglia
iridata, vera ossessione in questi ultimi anni, è stata sfiorata in due
occasioni ma nel momento decisivo, per insicurezza o, al contrario, per
eccessiva confidenza, non è riuscito a fare la differenza. Forse anche per il
suo modo di correre, in certi momenti eccessivamente prudente (non ha molti
amici in gruppo per il vizio di non esporsi più di tanto in prima persona e di
attaccare solo nel finale). Ora per l’età non più giovane, il rischio di finire
la carriera senza l’iride è davvero concreto.
Davide Cassani al primo mondiale da CT della nazionale italiana
Buona la prova degli
azzurri. Il nuovo CT, Davide Cassani, aveva promesso un’Italia protagonista ed
artefice di un caos razionale. In effetti l’Italia è stata protagonista in
tutte le fughe con i vari Aru, Visconti, Caruso e De Marchi, cercando di creare
problemi alle altre nazionali. Il vero problema nel finale è stata l’assenza di
un finalizzatore del lavoro della squadra. Nibali è rimasto coinvolto in una
caduta e nel finale non è riuscito a graffiare. Un vero peccato per lo Squalo,
ancora una volta frenato da un incidente e dalla paura, come già accaduto a
Firenze un anno fa. Sonny Colbrelli, scelto per una possibile volata finale, si
è trovato imbottigliato nel gruppo e non ha colto l’attimo. Sicuramente un
piacevole passo avanti nell’interpretazione della gara. Peccato per la mancanza
di risultati importanti, ormai risalente al ciclo di Ballerini.
Chiusura con uno dei
protagonisti indiscussi del ciclismo di questi ultimi anni, Cadel Evans. Il
guerriero australiano, celebre per la sua grinta e determinazione, ha
annunciato il ritiro dalle competizioni al Tour Down Under, previsto per l’inizio
del 2015, nella terra nativa. Questo quindi è stato l’ultimo mondiale per lui
che, nel 2009, sulle strade di Mendrisio, con uno scatto all’ultimo giro, ha
conquistato la maglia iridata. Uno dei tanti trionfi di un grande campione. Ha
corso in aiuto alla squadra, come uno qualsiasi. Il podio di Gerrans (uno che comunque ha sempre avuto un ottimo fiuto per le grandi corse, come ad esempio per la Milano-Sanremo) è anche
merito di questo vecchietto terribile.
Cadel Evans, grande campione e protagonista del ciclismo degli ultimi anni, ha annunciato il ritiro dalle competizioni
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