Uno dei protagonisti
indiscussi della prima giornata di campionato è stato il portiere del Milan,
Diego Lopez Rodrìguez. Uno dei migliori al mondo, nel suo ruolo. Portiere forse
poco spettacolare, ma completo in tutti i fondamentali: sicuro e preciso nelle
uscite alte, dotato di un ottimo senso della posizione, difficilmente
superabile nell’uno contro uno, dalla buona visione di gioco e del campo, oltre
che reattivo sulle conclusioni angolate. Il suo arrivo è stato salutato con
grande entusiasmo dal popolo rossonero. Su di lui si è sbilanciato anche
Giovanni Galli che lo ha paragonato al miglior Dida. Grandi complimenti e
grandi aspettative sull’estremo difensore spagnolo, che ha risposto benissimo,
parando un rigore a Candreva, nell’esordio casalingo contro la Lazio. Insomma
un’avventura partita nel migliore dei modi.
Ovviamente la cosa più difficile
sarà confermarsi sempre su questi livelli per tutta la stagione. C’è anche la
competizione interna con Abbiati, uno che in carriera è riuscito a conquistarsi
il posto da titolare contro mostri sacri della storia rossonera come Sebastiano
Rossi e Nelson Dida. Ma la concorrenza non spaventa uno come Diego Lopez, che
ha dovuto condividere lo spogliatoio con un fenomeno come Iker Casillas,
simbolo del madridismo. Nato il 3 novembre 1981, è partito dal basso, da una
piccola squadra chiamata Lugo (poi CD Lugo). Mentre il giovane Diego si faceva
le ossa in seconda categoria, Iker Casillas vinceva la prima Champions League,
contro il Valencia di Cuper. Il tutto a neanche 20 anni. Diego Lopez continuava
nelle trafile del Real Madrid C tra il 2001 ed il 2005, stagioni dove emergere
era difficilissimo. Dal 2005 l’approdo in prima squadra, ovviamente sempre a
fare il secondo del simbolo della Madrid blanca, Casillas. Due stagioni in
blanco, con una Liga vinta, ma da riserva e con
pochissime presenze, l’occasione per sfondare non arrivava mai.
Sopra: Iker Casillas (a sinistra) e Diego Lopez (a destra) nei primi anni insieme al Real Madrid
Allora
nel 2007 Diego ha avuto il coraggio di cambiare aria, lasciando il Real
campione di Spagna: ecco l’approdo a Villareal. Il Villareal era una piccola
realtà della Spagna calcistica. Quando Diego Lopez indossava per la prima volta
la camisa del “sottomarino giallo” (riprendendo la canzone dei Beatles “Yellow
Submarine” ed il colore sociale della squadra), il club spagnolo era alla sua
settima presenza in Primera Division. La sua prima stagione (2007/08) in giallo
è stata strepitosa: il Villareal di Manuel Pellegrini chiudeva al secondo posto
in classifica, alle spalle del Real Madrid, miglior risultato assoluto nella
propria storia. Diego Lopez è riuscito a mantenere la porta inviolata per 11
partite su 34. Una stagione ricca di soddisfazioni ma messa in ombra dalle
imprese del numero 1 della Spagna, Iker Casillas, che nel 2008 vinceva Liga,
Europeo ed il premio per il miglior portiere dell’anno. Altre due stagioni in
giallo, con l’amarezza per l’eliminazione contro l’Arsenal nei quarti di finale
di Champions League nel 2008/09, mentre la stagione successiva riservava solo
risultati deludenti per la squadra in giallo. Nel 2010/11 il Villareal volava in
Europa League fino alle semifinali contro il Porto. Una serata terribile, un
5-1 portoghese e la finale sfumava. Sarebbe stato l’inizio di un periodo
nerissimo: l’anno successivo il Villareal retrocedeva, Diego Lopez si accasava
a Siviglia ma sempre ai margini.
Sopra: una strepitosa parata di Diego Lopez su Carlos Tevez in un Manchester United-Villareal
Sembrava una carriera destinata a calare
rapidamente. Invece il 25 gennaio ecco la svolta: ritorno in blancos. Casillas
si era appena rotto la mano in un contrasto di gioco fortuito con il compagno
di squadra Arbeloa nel match di ritorno dei quarti di Coppa del Re contro il
Valencia. Diego Lopez è diventato così titolare, anche grazie agli screzi tra
il Capitano del Real e collega, Iker, ed il tecnico portoghese, Josè Mourinho. E
Diego Lopez non ha deluso le aspettative: negli ottavi di finale di Champions
League, le sue parate hanno fatto la differenza contro i Red Devils di Sir Alex
Ferguson; a dir poco strepitoso nella partita di ritorno, all’Old Trafford,
dove ha negato il gol in più di un’occasione, tra riflessi felini ed uscite
spericolate, permettendo al Real di espugnare il campo avversario. In
campionato non deludeva, con un ottimo rendimento e pochissime imprecisioni.
Per la prima volta tra i supporters del Real si è iniziato a pensare che,
forse, Casillas non sarebbe stato poi così fondamentale. Si è creata in questo
modo un’autentica divisione nella tifoseria, tra chi seguiva e preferiva
Casillas e, con lui, lo stile madrileno “puro”, e tra chi era con Diego Lopez e
Josè Mourinho, con un madridismo più “moderato” ed “innovativo”. La stagione è
proseguita con questa diatriba e con uno spogliatoio sempre più spaccato. Dal
canto suo, Diego Lopez continuava a fare del suo meglio, diventando uno degli
intoccabili di Mourinho, con performance strepitose. Ma si sa che nello sport
parlano i risultati. Così il finale di stagione sarebbe stato decisivo per la
permanenza di Mourinho. La semifinale contro il Borussia Dortmund dei miracoli
sembrava una formalità sulla carta. Invece in Germania finiva con un sonoro
4-1, con Lewandowski mattatore indiscusso. Al ritorno niente impresa, i blancos
uscivano dalla Coppa. Non sono servite le splendide parate di Diego. Un’altra
delusione. Il Real comunque aveva ancora una chance per salvare la stagione: la
finale di Copa del Rey contro l’Atletico Madrid di Simeone. E anche stavolta
tutto sembrava volgere per il meglio con il gol del solito Cristiano Ronaldo.
Stavolta Diego Lopez era davvero ad un passo dal primo titolo, vinto come
titolare e non più come riserva. Ma l’Atletico prima pareggiava alla fine del
primo tempo, grazie a Costa e poi ai supplementari beffava i Merengues grazie a
Miranda. Un altro trofeo svanito sul più bello, una sconfitta bruciante.
Sopra: Diego Lopez blinda la sua porta dagli assalti dei Red Devils negli ottavi di finale della Champions League 2012/13
Mourinho lasciava Madrid ed arrivava Carlo Ancelotti. Carletto ha scelto di
risolvere il rebus portiere in maniera salomonica: a Diego sarebbe toccata la
Liga, a Casillas le coppe. Ma Casillas oltre che davvero bravo ha sempre avuto un
altro vantaggio che spesso fa la differenza: la fortuna. Sant’Iker, infatti, è
stato salvato dalla Dea bendata una prima volta in finale di Copa del Rey, vinta 2-1
contro il Barcellona del Tata Martino, grazie al palo colpito a botta sicura da
Neymar, a tempo quasi scaduto; poi, dopo aver trascinato i suoi, con ottime
prestazioni, fino alla finale di Champions a Lisbona, è riuscito a sollevare la
coppa più prestigiosa, nonostante un’uscita a vuoto che aveva mandato avanti l’Atletico.
Due su due per Casillas. E Diego Lopez? La sua Liga è stata quasi perfetta ma
il Real, con lui in porta, ha chiuso al terzo posto, dietro agli odiati rivali
dell’Atletico e del Barcellona. Casillas, grazie ai risultati dalla sua, oltre
inevitabilmente ad un maggior peso politico, tornava a prendersi quel posto da
titolare. A Diego Lopez inevitabilmente non restava che cambiare aria. Ora una
nuova avventura al Milan ed un debutto strepitoso. Chissà che ora, con più
tranquillità e fiducia, riesca a prendersi le soddisfazioni che merita ed a
dimostrare quello che vale. Oltre al talento, avrà dalla sua il carattere e la mentalità da campione: resistere alla concorrenza di uno dei portieri più forti al mondo, senza uscirne ridimensionato, non è da tutti.
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