venerdì 12 settembre 2014

Diego Lopez: il "Galactico" mancato


Uno dei protagonisti indiscussi della prima giornata di campionato è stato il portiere del Milan, Diego Lopez Rodrìguez. Uno dei migliori al mondo, nel suo ruolo. Portiere forse poco spettacolare, ma completo in tutti i fondamentali: sicuro e preciso nelle uscite alte, dotato di un ottimo senso della posizione, difficilmente superabile nell’uno contro uno, dalla buona visione di gioco e del campo, oltre che reattivo sulle conclusioni angolate. Il suo arrivo è stato salutato con grande entusiasmo dal popolo rossonero. Su di lui si è sbilanciato anche Giovanni Galli che lo ha paragonato al miglior Dida. Grandi complimenti e grandi aspettative sull’estremo difensore spagnolo, che ha risposto benissimo, parando un rigore a Candreva, nell’esordio casalingo contro la Lazio. Insomma un’avventura partita nel migliore dei modi.
Ovviamente la cosa più difficile sarà confermarsi sempre su questi livelli per tutta la stagione. C’è anche la competizione interna con Abbiati, uno che in carriera è riuscito a conquistarsi il posto da titolare contro mostri sacri della storia rossonera come Sebastiano Rossi e Nelson Dida. Ma la concorrenza non spaventa uno come Diego Lopez, che ha dovuto condividere lo spogliatoio con un fenomeno come Iker Casillas, simbolo del madridismo. Nato il 3 novembre 1981, è partito dal basso, da una piccola squadra chiamata Lugo (poi CD Lugo). Mentre il giovane Diego si faceva le ossa in seconda categoria, Iker Casillas vinceva la prima Champions League, contro il Valencia di Cuper. Il tutto a neanche 20 anni. Diego Lopez continuava nelle trafile del Real Madrid C tra il 2001 ed il 2005, stagioni dove emergere era difficilissimo. Dal 2005 l’approdo in prima squadra, ovviamente sempre a fare il secondo del simbolo della Madrid blanca, Casillas. Due stagioni in blanco, con una Liga vinta, ma da riserva e con  pochissime presenze, l’occasione per sfondare non arrivava mai.
Sopra: Iker Casillas (a sinistra) e Diego Lopez (a destra) nei primi anni insieme al Real Madrid
 Allora nel 2007 Diego ha avuto il coraggio di cambiare aria, lasciando il Real campione di Spagna: ecco l’approdo a Villareal. Il Villareal era una piccola realtà della Spagna calcistica. Quando Diego Lopez indossava per la prima volta la camisa del “sottomarino giallo” (riprendendo la canzone dei Beatles “Yellow Submarine” ed il colore sociale della squadra), il club spagnolo era alla sua settima presenza in Primera Division. La sua prima stagione (2007/08) in giallo è stata strepitosa: il Villareal di Manuel Pellegrini chiudeva al secondo posto in classifica, alle spalle del Real Madrid, miglior risultato assoluto nella propria storia. Diego Lopez è riuscito a mantenere la porta inviolata per 11 partite su 34. Una stagione ricca di soddisfazioni ma messa in ombra dalle imprese del numero 1 della Spagna, Iker Casillas, che nel 2008 vinceva Liga, Europeo ed il premio per il miglior portiere dell’anno. Altre due stagioni in giallo, con l’amarezza per l’eliminazione contro l’Arsenal nei quarti di finale di Champions League nel 2008/09, mentre la stagione successiva riservava solo risultati deludenti per la squadra in giallo. Nel 2010/11 il Villareal volava in Europa League fino alle semifinali contro il Porto. Una serata terribile, un 5-1 portoghese e la finale sfumava. Sarebbe stato l’inizio di un periodo nerissimo: l’anno successivo il Villareal retrocedeva, Diego Lopez si accasava a Siviglia ma sempre ai margini.
Sopra: una strepitosa parata di Diego Lopez su Carlos Tevez in un Manchester United-Villareal
Sembrava una carriera destinata a calare rapidamente. Invece il 25 gennaio ecco la svolta: ritorno in blancos. Casillas si era appena rotto la mano in un contrasto di gioco fortuito con il compagno di squadra Arbeloa nel match di ritorno dei quarti di Coppa del Re contro il Valencia. Diego Lopez è diventato così titolare, anche grazie agli screzi tra il Capitano del Real e collega, Iker, ed il tecnico portoghese, Josè Mourinho. E Diego Lopez non ha deluso le aspettative: negli ottavi di finale di Champions League, le sue parate hanno fatto la differenza contro i Red Devils di Sir Alex Ferguson; a dir poco strepitoso nella partita di ritorno, all’Old Trafford, dove ha negato il gol in più di un’occasione, tra riflessi felini ed uscite spericolate, permettendo al Real di espugnare il campo avversario. In campionato non deludeva, con un ottimo rendimento e pochissime imprecisioni. Per la prima volta tra i supporters del Real si è iniziato a pensare che, forse, Casillas non sarebbe stato poi così fondamentale. Si è creata in questo modo un’autentica divisione nella tifoseria, tra chi seguiva e preferiva Casillas e, con lui, lo stile madrileno “puro”, e tra chi era con Diego Lopez e Josè Mourinho, con un madridismo più “moderato” ed “innovativo”. La stagione è proseguita con questa diatriba e con uno spogliatoio sempre più spaccato. Dal canto suo, Diego Lopez continuava a fare del suo meglio, diventando uno degli intoccabili di Mourinho, con performance strepitose. Ma si sa che nello sport parlano i risultati. Così il finale di stagione sarebbe stato decisivo per la permanenza di Mourinho. La semifinale contro il Borussia Dortmund dei miracoli sembrava una formalità sulla carta. Invece in Germania finiva con un sonoro 4-1, con Lewandowski mattatore indiscusso. Al ritorno niente impresa, i blancos uscivano dalla Coppa. Non sono servite le splendide parate di Diego. Un’altra delusione. Il Real comunque aveva ancora una chance per salvare la stagione: la finale di Copa del Rey contro l’Atletico Madrid di Simeone. E anche stavolta tutto sembrava volgere per il meglio con il gol del solito Cristiano Ronaldo. Stavolta Diego Lopez era davvero ad un passo dal primo titolo, vinto come titolare e non più come riserva. Ma l’Atletico prima pareggiava alla fine del primo tempo, grazie a Costa e poi ai supplementari beffava i Merengues grazie a Miranda. Un altro trofeo svanito sul più bello, una sconfitta bruciante.
Sopra: Diego Lopez blinda la sua porta dagli assalti dei Red Devils negli ottavi di finale della Champions League 2012/13
Mourinho lasciava Madrid ed arrivava Carlo Ancelotti. Carletto ha scelto di risolvere il rebus portiere in maniera salomonica: a Diego sarebbe toccata la Liga, a Casillas le coppe. Ma Casillas oltre che davvero bravo ha sempre avuto un altro vantaggio che spesso fa la differenza: la fortuna. Sant’Iker, infatti, è stato salvato dalla Dea bendata una prima volta in finale di Copa del Rey, vinta 2-1 contro il Barcellona del Tata Martino, grazie al palo colpito a botta sicura da Neymar, a tempo quasi scaduto; poi, dopo aver trascinato i suoi, con ottime prestazioni, fino alla finale di Champions a Lisbona, è riuscito a sollevare la coppa più prestigiosa, nonostante un’uscita a vuoto che aveva mandato avanti l’Atletico. Due su due per Casillas. E Diego Lopez? La sua Liga è stata quasi perfetta ma il Real, con lui in porta, ha chiuso al terzo posto, dietro agli odiati rivali dell’Atletico e del Barcellona. Casillas, grazie ai risultati dalla sua, oltre inevitabilmente ad un maggior peso politico, tornava a prendersi quel posto da titolare. A Diego Lopez inevitabilmente non restava che cambiare aria. Ora una nuova avventura al Milan ed un debutto strepitoso. Chissà che ora, con più tranquillità e fiducia, riesca a prendersi le soddisfazioni che merita ed a dimostrare quello che vale. Oltre al talento, avrà dalla sua il carattere e la mentalità da campione: resistere alla concorrenza di uno dei portieri più forti al mondo, senza uscirne ridimensionato, non è da tutti.

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