
La gioia sfrenata dei giocatori polacchi: la Polonia è sul tetto del mondo
Il mondiale delle
novità e delle sorprese non poteva che chiudersi in maniera clamorosa: la
Polonia è campione del mondo, dopo quarant’anni dall’ultima ed unica volta in
Messico, nel 1974. Un successo che ha dell’incredibile. Pochissimi avrebbero scommesso
su questa nazionale, dotata di giocatori di un ottimo livello ma finora
inconcludenti (eccezion fatta per la World League 2012, giocata a Sofia). Invece tutta la squadra ha mostrato una compattezza straordinaria, una
grandissima voglia di non arrendersi mai, di stare sempre concentrati ed
attenti al match. E soprattutto una grandissima fame di vittoria. Non sono
mancati i momenti difficili, come la sconfitta contro gli USA nella seconda
fase, ma la squadra è apparsa rigenerata e decisa a risollevarsi dopo lo
scivolone, che comunque non ha interrotto il volo dell’aquila polacca. Le
vittorie al tie break contro i più quotati Russia e Brasile, nel girone di
ferro, hanno poi dato la benzina giusta per realizzare il miracolo. Grande
merito va dato al commissario tecnico Stephane Antiga, francese che ha compiuto
l’impresa. Tutta la squadra va applaudita per come si è espressa, giocando una
pallavolo volte anche spettacolare ma su
tutti spiccano il capitano Michal Winiarski, martello pesante per le difese avversarie, Mateusz
Mika, vera rivelazione del torneo, schiacciatore divenuto incontenibile nella
fase decisiva e trascinatore nella finalissima, Karol Kloz, centrale granitico,
Mariusz Wlazly, opposto micidiale, talentuoso, a tratti devastante, ed il libero
Pawel Zatorski, saltimbanco capace di grandi interventi, sicurissimo in
ricezione. Ma la vera spinta forse è venuta dal pubblico stesso, pronto a
spingere i propri beniamini in tutte le partite, dal debutto contro la Serbia
alla finalissima contro il Brasile.
Capitan Winiarski alza la coppa: la Polonia è campione del mondo per la seconda volta
Già il Brasile, il
dream team della pallavolo, ancora una volta arrivato fino all’atto finale,
dopo i tre trionfi iridati consecutivi (2002, 2006, 2010). Una corazzata ever
green del panorama internazionale, grazie alla bravura indubbia del CT Bernardinho
nel mixare giovani emergenti e veterani sempre affamati di nuovi trionfi. Il
Brasile è arrivato a questi mondiali in un momento particolare, a secco di
successi da due anni. Un segnale che, forse, qualcosa nel meccanismo finora
perfetto di Bernardinho, sembra essersi inceppato. La World League 2012 e
soprattutto la clamorosa sconfitta nella finale Olimpica hanno aperto una
breccia e le ultime rese nelle finali delle World League a Buenos Aires e
Firenze contro Russia e USA hanno messo a nudo le fragilità del dream team. Il
cammino è stato spedito fino alla terza fase, quando la prima sconfitta subìta
per mano della Polonia ha minato le certezze verdeoro. Il successo perentorio
sulla Russia pareva avesse restituito autostima al gruppo ed invece la
vittoria sofferta in semifinale contro la Francia non ha fatto dormire una
notte serena ai brasiliani. In finale, per un set, si è visto un Brasile impeccabile,
con Mario perfetto in ricezione, Bruninho spettacolare regista di bocche di
fuoco travolgenti, che rispondono ai nomi di Lucarelli, Murilo e Wallace, oltre ai
super centrali Sidão e Lucas. Poi si è staccata la spina. Sul 25-18 del primo
set, esce dal campo il vero Brasile ed entra in campo la Polonia e nei momenti
cruciali dei set successivi la selezione sudamericana sbaglia incredibilmente
troppo, permettendo ai padroni di casa, più freddi e precisi di chiudere il
discorso. 25-21, 25-23 i risultati con cui la Polonia si è portata avanti. Le
espressioni incredule dei verdeoro dicevano tutto di una serata che sarebbe
dovuta andare in maniera decisamente diversa. Nel quarto set si è rivisto il
Brasile ma ancora una volta nel momento cruciale del set, avanti 21-19, la
squadra ha smesso di giocare: la ricezione è stata imprecisa, in alcuni momenti
disastrosa, le alzate di Bruno poco efficaci e gli attacchi inconcludenti. La
Polonia, con tenacia e merito, è riuscita a rimontare e a finire 25-22, nel
tripudio generale. Una delusione per il Brasile, che sembra non saper più
vincere. Che sia la fine di un glorioso ciclo vincente?
Un'immagine simbolo del mondiale: il muro brasiliano con Murilo, Sidão e Vissotto superato dall'attacco di Konarski

La Germania, splendida terza classificata
Per la medaglia di
bronzo la sfida è stata tra Francia e Germania, con alcuni volti nuovi del
campionato italiano, come i tedeschi Denis Kaliberda, Lukas Kampa e Sam Deroo e
i francesi Kevin Le Roux ed Earvin N’Gapeth. La partita per il
terzo posto ha visto prevalere la compagine tedesca 3-0 (25-21, 26-24, 25-23),
al termine di un match intenso e combattuto, anche deciso dall’intervento della
moviola. Un po’ a sorpresa, visto che le due squadre si erano trovate anche
all’interno del girone del terzo turno, insieme all’Iran, ed in quel caso la Francia
era riuscita a prevalere (sempre 3-0 con i parziali di 25-21, 26-24, 25-23),
chiudendo al primo posto il pool. Indubbiamente però entrambe le selezioni
possono tornare a casa con buone impressioni, visto il valore ed il buon gioco
espresso. Alla vigilia non era sicuramente pronosticabile un risultato del
genere per tedeschi e transalpini. Prendendo spunto dal modello polacco, poi si può cercare di
lavorare per migliorare ulteriormente due organici di già grande spessore.
Magari tentando il colpaccio alla prossima World League o all’Europeo.

La Francia, quarta classificata, ha disputato uno splendido mondiale
Positivo il mondiale
dell’Iran di Slobodan Kovac: oltre allo splendido sesto posto c’è la
consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per diventare protagonista
nei prossimi anni, nella scena mondiale. L’Iran sta iniziando ad avere più
padronanza dei propri mezzi, più determinazione e ha imparato a non temere di giocarsela
alla pari contro qualsiasi squadra. Sotto questo aspetto va apprezzato il
lavoro, prima di Velasco, poi di Kovac, che con questo piazzamento ha fatto un
vero e proprio miracolo sportivo. Ci si aspettava di più forse dagli Stati
Uniti, vincitori della World League a Firenze, ma naufragati, per poco, nella
seconda fase. La squadra c’è, la mentalità giusta anche. Forse semplicemente la
dea bendata aveva deciso che questo sarebbe stato il mondiale della
Polonia Grande delusione del mondiale,
forse alla pari con l’Italia, è la Russia. Mondiale praticamente impeccabile
fino alla terza fase nel girone della morte con Brasile e Polonia. Poi sul più
bello la nazionale si è sciolta. Disfatta contro il Brasile e sconfitta al tie
break contro la Polonia, un po’ a sorpresa. Dai vincitori olimpici e campioni
d’Europa ci si attendeva ben altro e invece ora ci sarà da riflettere su un
quinto posto che sa di fallimento. Perché in Russia, forse mai come in questa
occasione, ci si sentiva tanto forti da sembrare imbattibili e favoriti per la
vittoria finale. Invece dal crollo nella World League fiorentina alla disfatta polacca,
il passo è stato breve. Ci sarà da vedere se questo è stato solo un annus
horribilis o la fine di un gruppo vincente. Russia e Brasile avranno di che
riflettere, Polonia e USA potranno festeggiare: sono loro le squadre regine del
2014, l’anno delle outsider.
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