giovedì 4 settembre 2014

I templi della velocità: Monza


Il circus della Formula 1 fa tappa a Monza. Un week end sempre speciale e carico d’emozioni perché l’autodromo brianzolo ha fatto ed è tutt’ora parte integrante della storia dei motori. Il circuito ovviamente ha subìto molti cambiamenti nel corso della sua lunghissima vita, decisa il 10 gennaio 1922 dall’Automobile Club di Milano. La costruzione iniziò il 15 maggio e terminò dopo 110 giorni. Primo giro di pista il 28 luglio, con Pietro Bordino e Felice Nazzaro a bordo di una FIAT 570. Monza è una delle piste più antiche tra quelle iridate, insieme ad Indianapolis (nata nel 1909). È anche uno dei pochissimi circuiti ad essere sempre stato presente nel calendario del mondiale di Formula 1 oltre a Spa Francorchamps e Montecarlo. Vincere qui ha dunque un fascino del tutto unico e straordinario, soprattutto per la Ferrari, perché il circuito nelle grandi occasioni è un’autentica bolgia rossa. La primissima gara iridata il 3 settembre 1950 venne vinta da Nino Farina, su Alfa Romeo 158, che poi conquisterà anche il titolo mondiale.

 Era la Formula 1 dei pionieri, dove si correvano poche gare in un anno e dove la morte era una realtà molto molto vicina ai piloti. Ad esempio proprio qui, in un’esibizione perse la vita il grande Alberto Ascari, guidando la macchina che era stata del padre, anche lui pilota. Sempre qui si verificò l’incidente più drammatico della storia della F1: nel 1961 un contatto nei primissimi passaggi alla Parabolica tra l’asso britannico Jim Clark e il tedesco della Ferrari 156, Wolfgang von Trips, portò quest’ultimo a schiantarsi contro la tribuna. Morirono oltre a lui altre 13 persone. Fu anche il primo incidente ad essere trasmesso in televisione.

Monza è sempre stata teatro di grandissime battaglie, a volte anche drammatiche che hanno deciso un titolo o hanno fatto emergere una nuova stella nel panorama internazionale. Il primo caso nel 1956. Monza era l’ultimo atto di una stagione tiratissima. In gioco per il titolo c’erano ben tre piloti: Juan Manuel Fangio e Peter Collins, primo e secondo in classifica, entrambi motorizzati Ferrari, e Stirling Moss, l’eterno piazzato, su Maserati. A Fangio bastava un secondo posto per laurearsi campione del mondo per la quarta volta. Invece le cose non si misero per il meglio: Moss andò in fuga ed accumulò un buon vantaggio; Fangio invece venne frenato da un problema allo sterzo. Per di più il terzo Ferrarista, Luigi Musso, in quel momento secondo, si rifiutò di eseguire l’ordine di cedere la vettura al compagno (all’epoca era possibile). In Maserati si iniziava a credere alla possibilità di vincere il titolo. Tuttavia Collins con la sua terza piazza avrebbe potuto vincere il campionato. Se lo sarebbe anche meritato, vista la grande stagione. Invece il colpo di scena: Collins si fermò ai box (non si sa se per ordine di squadra o per grande generosità), cedette la macchina a Fangio che così riuscì a rimontare e, grazie al ritiro di Musso, a vincere il quarto titolo. Collins non vinse il titolo ma conquistò il cuore della gente e degli appassionati.

 Un altro pilota, sempre in Rosso, che diede spettacolo fu Niki Lauda nel 1976. Lauda, un mese prima della gara, ebbe un terribile incidente al Nurburgring, in Germania. Rimase intrappolato nella vettura tra le fiamme ma grazie all’intervento di altri piloti si salvò. Rimase però per un lungo periodo in ospedale. Tuttavia un mese dopo, nonostante le profonde ferite e le ustioni che gli coprivano il corpo, tornò in pista. C’era un mondiale in ballo: l’inglese James Hunt su McLaren era in gran rimonta, grazie al dramma dell’austriaco. Monza poteva essere una buona chance per avvicinarsi alla vetta. Ma prima naufragò in qualifica, poi si ritirò. Lauda non ebbe uno spunto brillante e mostrò visibilmente la fatica nella guida ma non si arrese ed arrivò addirittura quarto (vinse Peterson) con una straordinaria rimonta, davanti addirittura al suo sostituto, Carlos Reutemann.

Uno dei ricordi più belli per la Ferrari è la gara del 1979: una vittoria di Jody Scheckter e un ritiro di Jacques Laffite e sarebbe stato mondiale. C’era però la variante Gilles Villeneuve, compagno di Scheckter ed idolo della folla, ancora in lizza per il titolo. La gara filò via liscia, con le due Ferrari a condurre. Il ritiro di Laffite, per un problema al motore Ford, ad un certo punto lasciava le due Ferrari a giocarsi le sorti del titolo. Ma Villeneuve non attaccò: scortò il compagno verso il trionfo. Un gesto che lo rese ancora più amato.

Tra i tanti nomi di campioni come Senna, Prost, Piquet che qui hanno trionfato, c’è anche quello di Gerard Berger. 11 settembre 1988: da un mese è venuto a mancare Enzo Ferrari, anima e fondatore dell’omonima scuderia. Quell’anno la McLaren di Senna e Prost vinceva tutte le gare e invece a Monza avvenne il miracolo: Berger e Michele Alboreto non sbagliarono nulla, centrando una clamorosa e sensazionale doppietta. Le Ferrari vissero una domenica unica, perfette dal primo all’ultimo giro mentre Prost si fermava per un problema tecnico e Senna viveva una giornata storta. Fu l’unico guizzo dell’anno ma forse anche quello col sapore più dolce.

Monza è sempre stata un talismano anche per i trionfi mondiali di Michael Schumacher: le vittorie su Mika Hakkinen nel 2000 e su Juan Pablo Montoya nel 2003 arrivarono in momenti chiave della stagione con gli avversari che cercavano di chiudere il conto (come per il finnico, che in caso di trionfo avrebbe ipotecato il titolo) o di rimontare sul rivale. Quelle cavalcate invece infiammarono il popolo ferrarista e spensero le speranze altrui. Indimenticabili anche la prima volta a Monza in Rosso nel 1996, su Jean Alesi con la Benetton, e l’ultima nel 2006, in piena rimonta iridata su Fernando Alonso. Nessuno come Schumacher ha segnato in maniera così forte Monza nella F1 recente.

Chiudiamo questa carrellata di momenti da ricordare a Monza con la gara del 2008. Una pioggia battente si riversò sul circuito brianzolo. Fece la pole position un ragazzino tedesco di nome Sebastian Vettel. Guidava per la Toro Rosso, una scuderia minore. La gara fu un autentico assolo del giovane talento, che sempre sotto la pioggia diede spettacolo, staccando tutti i rivali. Sempre in quella gara Lewis Hamilton, leader della classifica, riuscì a rimontare fino al sesto posto, davanti a Felipe Massa, conquistando quel punto che farà la differenza a fine anno. Piuttosto, questo Sebastian Vettel vi dice qualcosa?

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