giovedì 9 ottobre 2014

Master 500 Pechino: il ruggito di Djokovic


Sarà l’atmosfera di Pechino, sarà che in questo momento della stagione tende ad esaltarsi. Fatto sta che, per la quarta volta consecutiva, Novak Djokovic ha conquistato il torneo ATP di Pechino. È la quinta affermazione nel Master 500 della Cina, a cui non prese parte nel 2011 e dove il tennista serbo è imbattuto, con uno score di 24 successi su altrettante partite. Un record incredibile per il numero 1 al mondo.

Nole è arrivato in Cina dopo la sconfitta a sorpresa nella semifinale dello US Open contro Kei Nishikori. Era apparso a lungo come il favorito per la vittoria finale dell’ultimo Slam dell’anno ed invece era arrivata una delusione, la terza di fila dopo gli insuccessi a Toronto e Cincinnati (unico Master 1000 che manca al suo splendido palmares). Un periodo decisamente storto per uno come lui. Qui a Pechino invece le cose sono andate diversamente. Stavolta Djokovic è stato implacabile. Una macchina da guerra, devastante in tutti i fondamentali. Semplicemente una dimostrazione di forza impressionante. Dieci set vinti su altrettanti giocati, una marcia trionfale incredibile contro avversari validi o quotati, come Grigor Dimitrov e Andy Murray, stritolati dal ritmo pazzesco del fuoriclasse serbo. Soprattutto sono state partite emblematiche per quanto riguarda la condizione di Djokovic ed i limiti del bulgaro, famoso più per la relazione con la bella collega Maria Sharapova ma ancora acerbo nei momenti decisivi, e la fragilità dello scozzese, quest’anno in caduta libera e vincitore di un solo torneo stagionale. Davvero pochissimo per Andy, che ha anche confermato di subire molto di più rispetto al passato avversari blasonati, dal punto di vista del gioco ma anche psicologicamente.

La vera delusione del torneo è stato Rafa Nadal. Sarà che ci siamo abituati bene, con ritorni all’attività agonistica a dir poco miracolosi, sarà che per uno come lui una sconfitta nei quarti di un torneo qualsiasi è deludente. Fatto sta che l’eliminazione per mano di Martin Klizan ha dell’incredibile, con una partita lunghissima e piena di colpi di scena. Lo slovacco non si è fatto intimorire dopo aver perso il primo set al tie break ed ha continuato a spingere. Nadal ha avuto molte chance per chiudere il discorso nel secondo parziale ma ha dovuto inchinarsi al ritorno di Klizan, capace di infilare 5 game consecutivi. E la musica non è cambiata nel terzo parziale, con il maiorchino incapace di gestire il vantaggio e di replicare alla progressione dell’avversario. Insomma una partita non da Nadal. I guai fisici non lo hanno aiutato quest’anno, anche se fin da subito ha dato l’impressione di non avere il solito mordente, la consueta cattiveria. Insomma non è stato l’invincibile guerriero del 2013, il campione spagnolo capace di imprese incredibili, dei colpi sorprendenti e dalla forza smisurata. Ma il 2014 non è ancora finito e Rafa avrà voglia di tornare a sollevare un trofeo, quello a cui ci ha abituato in questi anni.
Novak Djokovic (a sinistra) e Tomas Berdych (a destra), finalisti al Master di Pechino

Chi è tornato su ottimi livelli a Pechino è il ceco Tomas Berdych. Reduce da una stagione con poche luci, ha disputato un grande torneo, giocando un tennis molto efficace ed arrivando fino all’atto conclusivo contro Nole Djokovic. Ma la finale è stata un autentico assolo del serbo, quasi un’esibizione, tale è stata la distanza tra i due tennisti. Il risultato finale 6-0, 6-2 ha rispecchiato benissimo un match a senso unico, con Djokovic che ha rasentato la perfezione, tirando fuori il meglio del proprio repertorio tecnico, dal servizio (decisamente migliorato rispetto al passato, grazie anche alla collaborazione con Boris Becker) e, dall’altra parte, con Berdych in crisi nera, senza il ritmo giusto, senza la giusta forza per reggere il passo del rivale. La prima di servizio, suo  punto di forza, non ha mai aiutato il ceco ad uscire dai momenti di difficoltà, finendo per essere travolto da Djokovic. Solo un momento di rilassatezza del serbo, ha evitato l’umiliazione totale. Per Nole si tratta del quinto successo stagionale, dopo i trionfi ad Indian Wells, Miami, Roma e Wimbledon. L’anno scorso, dopo Pechino, conquistò anche Shanghai, Parigi-Bercy ed il Master di fine anno, pur non riuscendo a strappare la leadership del ranking a Nadal. Ma ora le possibilità di mantenere il primato conquistato a luglio, a spese dello stesso maiorchino, sono buone e si sa che l’appetito vien mangiando. Se Pechino è stato l’antipasto, ora arrivano portate ancora più succulente. La Furia Serba ha fame. Spetterà agli altri evitare di farle fare indigestione.

1 commento:

  1. è ora di spiccare il volo...............................in altri "giornali"

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