
Settembre non è stato
il mese fortunato per Marc Marquez. Due gare, due scivolate e solo 4 punti
rimediati, sui 50 disponibili. Sicuramente questa “mini crisi” è arrivata
troppo tardi per gli avversari diretti, Daniel Pedrosa e Valentino Rossi, che
tra l’altro nel gran premio di Aragona hanno commesso due errori, perdendo
terreno dal leader, nonostante la sua giornata storta. Il mondiale quindi non è
in discussione. Merito di quei 75 punti, che sono un baluardo, costruito con
una serie di 10 successi consecutivi , undici su dodici gare. Una marcia
devastante, alla quale nessuno ha saputo porre freno.
Ultimamente però il
giovane fenomeno ha commesso alcuni errori inusuali per quanto visto nella
prima parte di stagione, in cui aveva rasentato la perfezione. Forse ci siamo
fatti prendere da un eccessivo entusiasmo, non considerando la giovane età di
Marquez. Da una parte poi, dobbiamo considerare anche che dopo tanti risultati
favorevoli subentra un po’ di rilassatezza. Si prende sempre più consapevolezza
al punto da prendersi rischi che normalmente non si correrebbero. Probabilmente
Marc è entrato in un momento di eccessiva confidenza nei propri mezzi e non ha
tenuto conto della possibilità di incappare in un errore. Inoltre a questo
fattore va anche aggiunta l’inesperienza: perché anche se sembra un veterano
navigato, Marquez è solo alla sua seconda stagione in MotoGp e nel giro di un
anno è passato dall’essere un timido outsider, capitato nell’arena dei leoni,
all’essere il re della giungla. Il passaggio non è semplice da gestire, anche
perché in poco tempo le situazioni sono cambiate radicalmente: se l’anno scorso
c’era Jorge Lorenzo a tenerlo sotto pressione e a non concedergli possibili
passi falsi, adesso non ha più nessun antagonista pericoloso e per un giovane,
ancora inesperto, diventa difficile trovare così un freno per i propri eccessi.
Inoltre va anche
considerato un altro elemento importante: il DNA di Marquez, quello del
campione. Tutti i fenomeni dello sport, nelle loro discipline, sono stati un po’
“ingordi” di vittorie, decisi a conquistare sempre il bottino pieno. Ovviamente
la loro bravura li porta anche ad essere razionali ed a gestirsi, qualora la
giornata non sia particolarmente favorevole. Però questo non vuol dire che si
accontentino in partenza, senza tentare di cambiare la situazione. Considerando
questo, le due gare storte di Marquez si possono giudicare in maniera diversa:
non tanto eccesso di confidenza o impeto, quanto desiderio di vittoria sempre e
comunque, a prescindere dalle situazioni e dagli avversari. Il margine in
classifica poi può anche giustificare questa bramosia. Insomma ogni occasione è
buona per tentare una nuova impresa, una nuova sfida contro sé stessi più che
contro gli avversari. Ad esempio a Misano era evidente che le Yamaha fossero
più in palla e dotate di un miglior setting, ma il giovane catalano non ha
voluto accontentarsi e, anche per un eccesso di confidenza, è arrivato ad
esagerare. O anche ad Aragon, quando la scelta estrema di finire la gara senza
passare ad un assetto da bagnato, viste le condizioni meteo, lo ha poi portato
all’errore. Certo, col senno di poi lo sbaglio è stato evidente, ma l’idea di
Marquez è stata ugualmente incredibile e per certi aspetti romantica,
riportando il Motociclismo ad un’altra epoca, rendendo la corsa, più che una
gara contro altri fenomeni, una sorta di scommessa con sé stesso e con il
meteo. Da una parte però ha anche rischiato di infortunarsi, permettendo così
di rimettere in gioco gli avversari in un campionato che invece andrebbe
chiuso.
Forse riprendendo
proprio questo episodio, ci si può dividere in due fazioni: quella che chiede a
Marc un po’ più di razionalità ed un minimo di furbizia in queste situazioni
(copiando Jorge Lorenzo, pilota tatticamente eccezionale e molto intelligente,
a volte eccessivamente calcolatore) e quella che lo vorrebbe sempre così,
libero da ogni copione ed imprevedibile (certamente molto più spettacolare).
Entrambe le teorie sono ugualmente corrette e condivisibili. Per ora, Marquez
ha detto di pensare più al campionato ma effettivamente non è risultato granché
credibile. Non che non sia capace, vista la freddezza dimostrata l’anno scorso,
quando reagì alla grande al tentativo di rimonta finale di Lorenzo. Forse
semplicemente ora come ora Marc sta cercando altro: in questo momento, col
campionato in tasca, ha intenzione di misurare i propri limiti, cercare di
apprendere ancora per migliorarsi ulteriormente. Ora però il tempo degli
esperimenti è giunto alla fine: a Motegi non si può più sbagliare. Perché il
margine è di tutta sicurezza ma tenere aperto il mondiale non è una grande
idea. Nakamoto, vicepresidente Honda, finora non si è mai lamentato, ma si sa
che, quando perde la pazienza, non scherza. Marc è avvertito…

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