giovedì 2 ottobre 2014

MotoGP, Marquez: a Motegi come attaccante o ragioniere?



Settembre non è stato il mese fortunato per Marc Marquez. Due gare, due scivolate e solo 4 punti rimediati, sui 50 disponibili. Sicuramente questa “mini crisi” è arrivata troppo tardi per gli avversari diretti, Daniel Pedrosa e Valentino Rossi, che tra l’altro nel gran premio di Aragona hanno commesso due errori, perdendo terreno dal leader, nonostante la sua giornata storta. Il mondiale quindi non è in discussione. Merito di quei 75 punti, che sono un baluardo, costruito con una serie di 10 successi consecutivi , undici su dodici gare. Una marcia devastante, alla quale nessuno ha saputo porre freno.

Ultimamente però il giovane fenomeno ha commesso alcuni errori inusuali per quanto visto nella prima parte di stagione, in cui aveva rasentato la perfezione. Forse ci siamo fatti prendere da un eccessivo entusiasmo, non considerando la giovane età di Marquez. Da una parte poi, dobbiamo considerare anche che dopo tanti risultati favorevoli subentra un po’ di rilassatezza. Si prende sempre più consapevolezza al punto da prendersi rischi che normalmente non si correrebbero. Probabilmente Marc è entrato in un momento di eccessiva confidenza nei propri mezzi e non ha tenuto conto della possibilità di incappare in un errore. Inoltre a questo fattore va anche aggiunta l’inesperienza: perché anche se sembra un veterano navigato, Marquez è solo alla sua seconda stagione in MotoGp e nel giro di un anno è passato dall’essere un timido outsider, capitato nell’arena dei leoni, all’essere il re della giungla. Il passaggio non è semplice da gestire, anche perché in poco tempo le situazioni sono cambiate radicalmente: se l’anno scorso c’era Jorge Lorenzo a tenerlo sotto pressione e a non concedergli possibili passi falsi, adesso non ha più nessun antagonista pericoloso e per un giovane, ancora inesperto, diventa difficile trovare così un freno per i propri eccessi.

Inoltre va anche considerato un altro elemento importante: il DNA di Marquez, quello del campione. Tutti i fenomeni dello sport, nelle loro discipline, sono stati un po’ “ingordi” di vittorie, decisi a conquistare sempre il bottino pieno. Ovviamente la loro bravura li porta anche ad essere razionali ed a gestirsi, qualora la giornata non sia particolarmente favorevole. Però questo non vuol dire che si accontentino in partenza, senza tentare di cambiare la situazione. Considerando questo, le due gare storte di Marquez si possono giudicare in maniera diversa: non tanto eccesso di confidenza o impeto, quanto desiderio di vittoria sempre e comunque, a prescindere dalle situazioni e dagli avversari. Il margine in classifica poi può anche giustificare questa bramosia. Insomma ogni occasione è buona per tentare una nuova impresa, una nuova sfida contro sé stessi più che contro gli avversari. Ad esempio a Misano era evidente che le Yamaha fossero più in palla e dotate di un miglior setting, ma il giovane catalano non ha voluto accontentarsi e, anche per un eccesso di confidenza, è arrivato ad esagerare. O anche ad Aragon, quando la scelta estrema di finire la gara senza passare ad un assetto da bagnato, viste le condizioni meteo, lo ha poi portato all’errore. Certo, col senno di poi lo sbaglio è stato evidente, ma l’idea di Marquez è stata ugualmente incredibile e per certi aspetti romantica, riportando il Motociclismo ad un’altra epoca, rendendo la corsa, più che una gara contro altri fenomeni, una sorta di scommessa con sé stesso e con il meteo. Da una parte però ha anche rischiato di infortunarsi, permettendo così di rimettere in gioco gli avversari in un campionato che invece andrebbe chiuso.

Forse riprendendo proprio questo episodio, ci si può dividere in due fazioni: quella che chiede a Marc un po’ più di razionalità ed un minimo di furbizia in queste situazioni (copiando Jorge Lorenzo, pilota tatticamente eccezionale e molto intelligente, a volte eccessivamente calcolatore) e quella che lo vorrebbe sempre così, libero da ogni copione ed imprevedibile (certamente molto più spettacolare). Entrambe le teorie sono ugualmente corrette e condivisibili. Per ora, Marquez ha detto di pensare più al campionato ma effettivamente non è risultato granché credibile. Non che non sia capace, vista la freddezza dimostrata l’anno scorso, quando reagì alla grande al tentativo di rimonta finale di Lorenzo. Forse semplicemente ora come ora Marc sta cercando altro: in questo momento, col campionato in tasca, ha intenzione di misurare i propri limiti, cercare di apprendere ancora per migliorarsi ulteriormente. Ora però il tempo degli esperimenti è giunto alla fine: a Motegi non si può più sbagliare. Perché il margine è di tutta sicurezza ma tenere aperto il mondiale non è una grande idea. Nakamoto, vicepresidente Honda, finora non si è mai lamentato, ma si sa che, quando perde la pazienza, non scherza. Marc è avvertito…

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