La famiglia Schleck con Andy (a sinistra), Johny (al centro) e Frank (a destra)
Toccare il cielo con un
dito e poi scendere all’inferno. Così si potrebbe riassumere la triste parabola
discendente di Andy Schleck, molto probabilmente lo scalatore più talentuoso degli
ultimi anni, uno degli pochi ciclisti con le sue caratteristiche, spiccatamente
montagnole, ad imporsi in una grande corsa a tappe. Oggi, in una conferenza
stampa nel suo Lussemburgo, ha annunciato l’addio alle corse. Troppo grave il
terribile infortunio al ginocchio destro, troppo difficile riuscire a
riprendersi. Lui stesso ha ammesso che i legamenti, lesionati a luglio, sono
guariti bene ma la cartilagine non ha mostrato i progressi sperati per poter
tornare al ciclismo agonistico, a scalare rapidissimo le salite. Una grande
perdita, per via delle sue potenzialità e del suo talento, per tutto il
movimento ciclistico internazionale.
Andy Schleck all'attacco nella vittoriosa Liegi del 2009
Il lussemburghese
(classe 1985) è il terzo figlio di Johny Schleck, anche lui ciclista, negli
anni ’60 -’70. Era gregario di Luis Ocaña. Ha avuto tre figli. Gli ultimi due,
Frank ed Andy, hanno scelto di seguire le orme paterne diventando
professionisti. I fratelli Schleck da sempre sono stati famosi per la loro
grande unione ed il loro grande affiatamento, quasi maniacale, che in alcuni
casi è risultato penalizzante per entrambi. Andy si è affacciato nel mondo dei
grandi nel 2005, entrando nella stessa squadra del fratello maggiore Frank, la
CSC, di Bjarne Riise. In quel periodo, non c’era spazio per il piccolo Schleck,
il protagonista era Ivan Basso, secondo al Tour de France 2005, dietro a Lance
Armstrong, e poi trionfatore al Giro d’Italia 2006. Tuttavia prima del Tour de
France 2006 è esploso un nuovo terribile scandalo doping: l’Operacion Puerto. Tutti
i grandi ciclisti dell’epoca sono stati investiti dalla bufera. Anche Ivan
Basso è finito nella rete, lasciando la CSC senza un leader. La rivelazione al
Giro d’Italia 2007. Nella tappa con arrivo a Genova, alla Madonna della Guardia,
Andy mostrava subito di essere un talento particolarmente interessante,
giungendo alle spalle di Di Luca. Altra prestazione maiuscola, il terzo posto
sul leggendario Zoncolan, dietro a Simoni e Piepoli, staccando comunque tutti
gli altri favoriti. A Milano era secondo in classifica e miglior giovane del
Giro. Il tutto a 21 anni. L’anno dopo, la prima volta al Tour de France, che
diventerà la sua corsa prediletta. Una crisi sui Pirenei gli ha impedito di far
classifica ma, ancora una volta, ha ben figurato, risultando anche decisivo
come gregario per il successo finale di Carlos Sastre. Nella prova in linea dei
Giochi Olimpici di Pechino ha dato spettacolo, con una serie di attacchi che
hanno scremato il gruppo, chiudendo quinto nel finale. Nel 2009 il primo grande
acuto, ovviamente col botto: la Liegi-Bastogne-Liegi. A 42 km dal traguardo il
primo scatto, che ha fatto il vuoto nel gruppo dei favoriti; quindi sulla Côte
de la Roche-aux-Faucons, dopo aver ripreso il fuggitivo Philippe Gilbert, l’allungo
micidiale, a 19 km dalla conclusione. L’arrivo in parata, con 1'17" di
margine sul secondo classificato, Joaquim Rodríguez, e con 1'24" sul resto
del gruppo, non lasciava dubbi: era nata una stella. Al Tour de France, ha
confermato la sua crescita, insufficiente tuttavia per battere un Alberto
Contador formato super. Ancora una volta Andy è stato maglia bianca, bissando
quella ottenuta l’anno precedente sulle strade francesi e chiudendo secondo
dietro allo spagnolo e davanti a Wiggins.
L’anno successivo il
più giovane degli Schleck ha mostrato di essere alla pari con Contador, dando
avvio ad una grande ed intensa rivalità al Tour. Nell’ottava tappa, con
traguardo ad Avoriaz, è arrivata la prima vittoria di tappa nella grande corsa
a tappe francese: attacco all’ultimo chilometro insieme a Samuel Sanchez e
volata vincente. Nella tappa successiva, complice l’infortunio di Cadel Evans, ha
conquistato la maglia gialla, il sogno d’infanzia. Il resto del Tour sarebbe
trascorso nel segno della rivalità con Alberto Contador. Un duello condotto con
grande rispetto reciproco, fino al casus belli: sul Porte de Balés, Andy ha
attaccato ma, mentre allungava, saltava la catena, favorendo lo spagnolo che
rilanciava l’andatura e sfilava la maglia gialla al lussemburghese. E subito le
polemiche: Contador, avrebbe visto il rivale in difficoltà e, anziché aspettarlo,
avrebbe sferrato il suo attacco. Sicuramente non un grande esempio di fair play…
Andy ha tentato in tutti i modi di riprendersi la leadership ma, nonostante una
vittoria sul Tourmalet ed un’ottima prova a cronometro, ha dovuto arrendersi a
Contador, accontentandosi di un secondo posto. Ma la rivalità non si sarebbe
esaurita lì: la positività dello spagnolo avrebbe rimesso in discussione il suo
primato, fino all’assegnazione della vittoria, nel 2012, a tavolino, ad Andy.
Andy Schleck contro Alberto Contador al Tour de France 2010, l'apice della loro rivalità: si concluderà con la vittoria a tavolino del figlio d'arte per la squalifica per doping del madrileno
Nel 2011 Schleck ha
tentato di conquistare ancora il Tour, ormai una grande ossessione, ma con una
nuova squadra: la Leopard Trek. La corsa francese ha preso una piega
inaspettata, con tante cadute e vari outsiders a giocarsi il podio. Sui Pirenei
i due fratelli hanno dato saggio delle loro capacità in salita, anche senza
conquistare vittorie di tappa. Una giornata storta sulle Alpi ha fatto perdere
terreno ai due fratelli Schleck. Ma nella tappa regina, con Izoard e Galibier,
l’impresa. A 60 km dal traguardo, sul terribile Izoard, è scattato Andy facendo
il vuoto; quindi discesa spericolata e nuovo attacco sulle prime rampe del
Galibier. Il gruppo ha accusato un ritardo superiore ai 4 minuti, senza accordo
tra i grandi favoriti. Schleck è riuscito così a gestire il margine accumulato,
arrivando da solo, in trionfo, in cima alla leggendaria salita. A poco più di 2
minuti il fratello Frank, Evans , Basso e la maglia gialla, Voekler, con
Contador (che aveva rimpiazzato i due fratelli lussemburghesi) in crisi nerissima. Il punto più alto della
sua carriera, un’impresa d’altri tempi, l’ingresso nella leggenda, tra le
salite dei grandissimi. Andy Schleck come Fausto Coppi, alla maniera di Marco
Pantani, implacabile come Eddy Merckx. Il giorno dopo la conquista della maglia
gialla in cima all’Alpe d’Huez. Tutto come in una favola. Ed invece sarebbero
arrivate le delusioni…
Il trionfo sul Galibier
Nella cronometro
decisiva del Tour 2011, i due Schleck, primo e secondo nella classifica,
cedevano di fronte alla prova maiuscola di Cadel Evans. Maglia gialla a Parigi
per l’australiano, secondo e terzo i due fratelli (prima volta nella storia). Poi
nel 2012 l’approdo nel team Trek dell’ex manager di Armstrong, Johan Bruyneel. Un
rapporto mai nato, un’antipatia reciproca mal celata. Ed i risultati
inevitabilmente non sono mai arrivati. Inoltre Andy ha iniziato ad adagiarsi
sempre di più, scegliendo anche di non rinunciare più di tanto ai piaceri della
vita. Frequenti sono state le voci che lo volevano più presente in discoteca ed
alle feste che in bici ad allenarsi. Così Schleck si è presentato al Criterium
du Dauphiné alla ricerca della forma migliore, in vista del Tour. Ma nel corso
della prova a cronometro una brutta caduta (con conseguente frattura del
bacino) ha messo fine alla sua rincorsa alla Grande Boucle e ha dato inizio ad
un lungo calvario. Prima un lunghissimo recupero, quindi un 2013 trascorso più
nella coda del gruppo che nelle posizione a cui era abituato. E poi la voglia
di correre, sempre minore col trascorrere del tempo. Fino al terribile
infortunio al Tour di quest’anno, che ha interrotto in maniera definitiva il
volo del campione. Oggi le lacrime nel momento dell’annuncio del ritiro.
Mancherà a tutto il ciclismo non assistere più alle sue accelerazioni, ai suoi
colpi di genio. Ai numeri di un giovane ragazzo di 29 anni, che in un giorno di
luglio è entrato nella storia del Tour de France e del ciclismo.


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