Sarà l’atmosfera di
Pechino, sarà che in questo momento della stagione tende ad esaltarsi. Fatto
sta che, per la quarta volta consecutiva, Novak Djokovic ha conquistato il
torneo ATP di Pechino. È la quinta affermazione nel Master 500 della Cina, a
cui non prese parte nel 2011 e dove il tennista serbo è imbattuto, con uno
score di 24 successi su altrettante partite. Un record incredibile per il
numero 1 al mondo.
Nole è arrivato in Cina
dopo la sconfitta a sorpresa nella semifinale dello US Open contro Kei
Nishikori. Era apparso a lungo come il favorito per la vittoria finale
dell’ultimo Slam dell’anno ed invece era arrivata una delusione, la terza di
fila dopo gli insuccessi a Toronto e Cincinnati (unico Master 1000 che manca al
suo splendido palmares). Un periodo decisamente storto per uno come lui. Qui a
Pechino invece le cose sono andate diversamente. Stavolta Djokovic è stato
implacabile. Una macchina da guerra, devastante in tutti i fondamentali.
Semplicemente una dimostrazione di forza impressionante. Dieci set vinti su
altrettanti giocati, una marcia trionfale incredibile contro avversari validi o
quotati, come Grigor Dimitrov e Andy Murray, stritolati dal ritmo pazzesco del
fuoriclasse serbo. Soprattutto sono state partite emblematiche per quanto
riguarda la condizione di Djokovic ed i limiti del bulgaro, famoso più per la
relazione con la bella collega Maria Sharapova ma ancora acerbo nei momenti decisivi,
e la fragilità dello scozzese, quest’anno in caduta libera e vincitore di un
solo torneo stagionale. Davvero pochissimo per Andy, che ha anche confermato di
subire molto di più rispetto al passato avversari blasonati, dal punto di vista
del gioco ma anche psicologicamente.
La vera delusione del
torneo è stato Rafa Nadal. Sarà che ci siamo abituati bene, con ritorni
all’attività agonistica a dir poco miracolosi, sarà che per uno come lui una
sconfitta nei quarti di un torneo qualsiasi è deludente. Fatto sta che
l’eliminazione per mano di Martin Klizan ha dell’incredibile, con una partita
lunghissima e piena di colpi di scena. Lo slovacco non si è fatto intimorire
dopo aver perso il primo set al tie break ed ha continuato a spingere. Nadal ha
avuto molte chance per chiudere il discorso nel secondo parziale ma ha dovuto
inchinarsi al ritorno di Klizan, capace di infilare 5 game consecutivi. E la
musica non è cambiata nel terzo parziale, con il maiorchino incapace di gestire
il vantaggio e di replicare alla progressione dell’avversario. Insomma una
partita non da Nadal. I guai fisici non lo hanno aiutato quest’anno, anche se
fin da subito ha dato l’impressione di non avere il solito mordente, la
consueta cattiveria. Insomma non è stato l’invincibile guerriero del 2013, il
campione spagnolo capace di imprese incredibili, dei colpi sorprendenti e dalla
forza smisurata. Ma il 2014 non è ancora finito e Rafa avrà voglia di tornare a
sollevare un trofeo, quello a cui ci ha abituato in questi anni.
Chi è tornato su ottimi
livelli a Pechino è il ceco Tomas Berdych. Reduce da una stagione con poche
luci, ha disputato un grande torneo, giocando un tennis molto efficace ed
arrivando fino all’atto conclusivo contro Nole Djokovic. Ma la finale è stata
un autentico assolo del serbo, quasi un’esibizione, tale è stata la distanza
tra i due tennisti. Il risultato finale 6-0, 6-2 ha rispecchiato benissimo un
match a senso unico, con Djokovic che ha rasentato la perfezione, tirando fuori
il meglio del proprio repertorio tecnico, dal servizio (decisamente migliorato
rispetto al passato, grazie anche alla collaborazione con Boris Becker) e, dall’altra
parte, con Berdych in crisi nera, senza il ritmo giusto, senza la giusta forza
per reggere il passo del rivale. La prima di servizio, suo punto di forza, non ha mai aiutato il ceco ad
uscire dai momenti di difficoltà, finendo per essere travolto da Djokovic. Solo
un momento di rilassatezza del serbo, ha evitato l’umiliazione totale. Per Nole
si tratta del quinto successo stagionale, dopo i trionfi ad Indian Wells,
Miami, Roma e Wimbledon. L’anno scorso, dopo Pechino, conquistò anche Shanghai,
Parigi-Bercy ed il Master di fine anno, pur non riuscendo a strappare la
leadership del ranking a Nadal. Ma ora le possibilità di mantenere il primato
conquistato a luglio, a spese dello stesso maiorchino, sono buone e si sa che l’appetito
vien mangiando. Se Pechino è stato l’antipasto, ora arrivano portate ancora più
succulente. La Furia Serba ha fame. Spetterà agli altri evitare di farle fare
indigestione.
è ora di spiccare il volo...............................in altri "giornali"
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