È finita un’epoca. Due
matrimoni storici che si interrompono in maniera clamorosa, con una stagione
deludente che si sta avviando a conclusione. Due matrimoni che hanno portato
tanto alle parti in causa, che hanno segnato la storia della Formula 1. Fernando
Alonso e la Ferrari, Sebastian Vettel e la Red Bull, binomi vincenti e (quasi)
indissolubili. Entrambi i piloti hanno portato le loro scuderie ai vertici dopo
periodi di buio (la Red Bull prima recitava un ruolo da comprimaria, senza aver
mai vinto alcun gran premio), entrambi sono divenuti il simbolo delle loro
squadre.
Vettel e la Ferrari: nuovo binomio vincente in F1?
Sebastian Vettel è
arrivato in Red Bull nel 2009, dopo una stagione alla Toro Rosso, in cui aveva
conquistato la sua prima vittoria (prima anche per la scuderia), sotto la
pioggia a Monza. Al suo approdo già si iniziava ad accostare il suo talento a
quello del più grande interprete della Formula 1 degli ultimi anni, Michael
Schumacher. La prima stagione, chiusa al secondo posto dietro a Jenson Button,
ha mostrato una crescita evidente ma anche alcuni limiti nella gestione e nella
visione di gara, con errori clamorosi come Montecarlo. È riuscito comunque a
togliersi la soddisfazione di essere il primo a portare al successo la Red
Bull, rivoluzionata dai nuovi regolamenti sugli scarichi, nel Gran Premio di
Cina, diventando a 21 anni il più giovane a vincere due GP con due vetture
diverse. Si è ripetuto in altre tre occasioni, in Gran Bretagna, Giappone e Abu
Dhabi. L’iniziale vantaggio della Brawn GP e qualche ritiro di troppo (tra
errori suoi e problemi di affidabilità) lo hanno frenato. Già nella stagione
successiva le cose sono migliorate anche se qualche problema di affidabilità
iniziale lo ha costretto ad una partenza ad handicap. La stagione è scivolata
via all’insegna della lotta a cinque per il mondiale tra Vettel, Webber,
Alonso, Hamilton e Button. Nel finale di stagione le due McLaren si sono tirate
fuori dalla lotta ed il mondiale è diventato una questione tra le due Red Bull
e la Ferrari con Alonso.
Già Alonso e la Rossa
di Maranello che proprio nel 2010 hanno iniziato la loro avventura insieme.
Entrambi cercavano il rilancio dopo una stagione sottotono, al contrario di
Vettel e della Red Bull che, invece, puntavano a migliorare un’annata già al
top. Alonso era reduce da due anni difficili alla Renault, a Maranello si
cercava di ripartire dopo l’illusione del 2008 e la debacle del 2009. La
Ferrari si è mostrata subito vincente ed affidabile con l’asturiano, riuscendo
a mantenersi sempre nei piani alti della classifica ed alternandosi in testa al
mondiale con Webber e Hamilton. Il mondiale si è deciso nelle ultime tre gare.
In Corea, sotto una pioggia battente, il leader del campionato, Mark Webber,
commetteva un errore imperdonabile ed andava a sbattere contro il muretto.
Vettel, in testa alla gara, è stato costretto a fermarsi per un problema
idraulico, lasciando ad Alonso la vittoria e la leadership. In Brasile
doppietta Red Bull, con Seb primo e Webber secondo, davanti ad Alonso. Titolo
da assegnare all’ultima gara ad Abu Dhabi. Webber ha commesso un altro errore,
danneggiando la vettura e rientrando i box. La Ferrari ha deciso di marcarlo,
facendo rientrare Alonso. Strategia sbagliata, Vettel lasciato tutto solo e
libero di involarsi verso il primo alloro mondiale. Sarebbe stato l’inizio di
un’epopea incredibile.
Abu Dhabi 2010: Sebastian Vettel è campione del mondo
Il 2011 infatti è stato
un anno incredibile per il tedesco, capace di conquistare ben 11 gran premi,
ipotecando la vittoria finale già a maggio. Vettel ha mostrato per tutta la
stagione un passo inavvicinabile per chiunque altro e solo qualche errore (come
in Canada o in Germania) ha regalato minime soddisfazioni agli avversari,
travolti dal suo strapotere. Il terzo posto nel Gran Premio del Giappone a
Suzuka, dietro a Button ed Alonso, lo ha laureato campione del mondo per la
seconda volta. Ovviamente è stato il più giovane a riuscirci… Mentre Vettel
abbatteva ogni resistenza e scriveva nuovi record, Alonso in Ferrari viveva una
stagione difficile. Alcune incomprensioni nel team si manifestavano. Nonostante
tutto è riuscito a conquistare una vittoria, nel Gran Premio d’Inghilterra. Poco,
troppo poco nel complesso, nonostante un secondo posto finale alle spalle dell’imprendibile
Vettel.

Dopo 5 anni, Fernando Alonso lascia la Ferrari
Il 2012 sembrava essere
l’anno buono per la rivincita di Alonso e della Ferrari. Inizialmente Vettel e
la Red Bull sono partiti forte, mettendosi in testa alla classifica ma, dopo il
Bahrein, sono entrati in un periodo di crisi, con ben quattro gare consecutive
senza podio. Alonso, invece, con una serie di risultati impressionanti, si è
portato in testa alla classifica. La gara di Valencia, con il ritiro
contemporaneo di Vettel ed Hamilton, ha aperto le porte della fuga mondiale
allo spagnolo della Ferrari. Il rendimento discontinuo degli avversari sembrava
davvero lanciare Alonso verso il titolo; ma con il ritiro della Ferrari a Spa,
Vettel è tornato a sognare la rimonta clamorosa. E le tre vittorie consecutive
nella trasferta asiatica, a Singapore, Suzuka ed in Corea lo portavano a conquistare
la vetta della classifica. Alonso in quelle tre gare, tra un incidente e due
giornate difficili, ha perso costantemente terreno, cedendo la leadership al
tedesco e trovandosi dietro di 13 lunghezze. Negli ultimi appuntamenti la
tensione e gli errori hanno condizionato i due contendenti, mentre Raikkonen e
Hamilton coglievano i successi di giornata. Alonso sprecava la chance di
recuperare punti importanti ad Abu Dhabi (pista davvero maledetta per la
Ferrari), chiudendo secondo mentre Vettel rimontava dal fondo, finendo terzo e
limitando i danni. Ruoli invertiti in Texas, con Vettel beffato da Hamilton e davanti
allo spagnolo. 13 punti di vantaggio all’ultima gara. Vettel all’inizio della
gara è stato tamponato da Bruno Senna, ma è riuscito a risalire, nonostante la
pioggia. Alonso non è riuscito a fare la differenza e si è dovuto arrendere,
chiudendo secondo. A Vettel è bastato finire sesto per conquistare il terzo
titolo consecutivo, per soli 3 punti.

Vettel e la Red Bull, dominatori delle ultime stagioni di F1, si separano
Il 2013 ha avuto
connotazioni diametralmente opposti per i due piloti. Vettel ha rasentato la
perfezione, dando l’impressione di correre in una categoria a sé stante,
totalmente diversa da quella di tutti gli altri. Praticamente nessun errore
commesso. Record di vittorie in una stagione (13), record di vittorie consecutive
(8), strappato a Michael Schumacher. Titolo conquistato con tre gare d’anticipo,
nel Gran Premio d’India. L’avvio di stagione sembrava promettere un campionato
aperto ed interessante, ma, dopo Spa, non c’è più stato scampo per gli
avversari. Eppure, proprio quando Vettel toccava l’apice della sua carriera, si
è lasciato andare ad una frase per certi aspetti sibillina: “Godiamoci questi
successi, perché non sarà sempre così”. Sembrava incredibile in quel momento,
ora invece è incredibilmente azzeccata per la situazione in cui si è trovato
quest’anno. Ed adesso l’annuncio dell’addio alla Red Bull, travolto dal
confronto con Daniel Ricciardo. Sembra sempre più concreta la possibilità di un
approdo in Ferrari al posto di Alonso. Fernando, nel 2013, ha iniziato la sua
parabola discendente in Ferrari. E pensare che la stagione era iniziata anche
molto bene, con i successi in Cina ed in Spagna. Poi una lenta ed inesorabile
resa di fronte allo strapotere Red Bull. Il nervosismo in Ferrari si è acuito
sempre di più, fino a raggiungere il suo apice nelle prove del Gran Premio d’Italia,
con un litigio via radio con i tecnici della scuderia modenese. Da lì il pilota
spagnolo è apparso sempre più rassegnato, quasi svogliato. Il 2014 è sembrato
solo una lunga passerella in attesa di un nuovo cambiamento. Gli addii di
Domenicali e Montezemolo hanno chiuso il cerchio e per Alonso è arrivato il
tempo del saluti. Pare che ora il suo futuro sia tra Woking e Tokio, con il
nuovo binomio McLaren-Honda. Sembrano trascorsi secoli lunghissimi da quella
premiazione sul podio di Monza, quando, contravvenendo al “copione”, si era
rivolto in italiano alla folla rossa, giurando amore eterno alla Ferrari. Non è
proprio andata così…
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