
GAME OVER al
campionato. Marc Marquez ha conquistato il secondo mondiale consecutivo nella
Top Class su altrettante stagioni, mantenendo l’imbattibilità ed aggiungendo
questo trionfo agli altri due allori conquistati in 125 e Moto2. Un trionfo
annunciato e legittimato con una prima parte di stagione a dir poco perfetta:
10 vittorie su altrettante gare disputate, ottenute in ogni condizione
climatica, contro tutti gli avversari di giornata, piloti del calibro di
Valentino Rossi, Jorge Lorenzo, Dani Pedrosa ed Andrea Dovizioso (17 titoli
mondiali divisi tra questi quattro campioni), combattendo corpo a corpo, attaccando fin dall'inizio, ragionando, rimontando. E Marc ha sempre dato
l’impressione di avere una marcia in più, di avere una visione di gara
incredibile e di saper prendere la decisione giusta. Il tutto unito ad una moto
praticamente perfetta come la Honda, cucita su misura per lui e, in alcune
occasioni, superiore alla Yamaha. Anche se la differenza è stata fatta dal
maghetto di Cervera: a tratti impietoso il confronto con l’altro Hondista,
Pedrosa. La sensazione è stata quella di assistere ad una serie di esibizioni e
saggi di bravura del talento classe ’93. A tratti è stato davvero un marziano tra i terrestri "normali". Solo da metà agosto questa marcia si è
arrestata ma quando ormai il margine era di tutta sicurezza e per di più gli
avversari diretti non sono mai stati sufficientemente consistenti per poterlo
realmente impensierire. Marc è entrato così nell’Olimpo dei grandi del
motociclismo. Se già l’anno scorso il suo approdo era stato devastante, questa
stagione è stata semplicemente una passerella verso l’iride. Ha stupito per la
concretezza, per la fantasia di alcuni gesti tecnici semplicemente fenomenali,
quasi da videogame. Ha impressionato la sua velocità di apprendimento continuo
e di perfezionamento dei propri mezzi, tipica dell’elite dei fenomeni. Il tutto
stupisce quando si legge l’anagrafe: a 21 anni Marc ha già fatto la storia di
questo sport.
A Motegi il compito di
Marc sulla carta doveva essere piuttosto semplice ma, dopo le ultime gare
piuttosto sfortunate, non sembrava così scontato. Per conquistare il titolo con
tre gare d’anticipo doveva chiudere davanti a Pedrosa e Rossi, principali
inseguitori in classifica, perdendo non più di 15 punti da Lorenzo. Eppure le
prove difficili non lo lasciavano presagire nulla di buono: prima un problema
ai freni, poi un guasto di natura elettronica sulla moto nelle libere, oltre ad
un set up difficile da trovare e quasi da inventare. Il tutto mentre gli
avversari sembravano essere già a buon punto in ottica gara. Su tutti, la
rivelazione è stata Andrea Dovizioso, su Ducati. Sfruttando anche la gomma più
morbida ed il regolamento più favorevole per le Open, è riuscito a conquistare
una fantastica pole position, davanti a Rossi, riportando una Rossa di Borgo
Panigale al primo posto in qualifica dopo quattro anni di assenza (ultima volta
con Casey Stoner a Valencia). Un’impresa incredibile, speciale dopo tanti anni
di difficoltà e crisi, giusto premio per l’ottimo lavoro. Purtroppo per potersi
iscrivere al club dei Fantastici 4 serve ancora tempo, come si è visto in gara,
con un passo ancora inferiore a quello dei marziani. Infatti alla partenza ha
retto solo per un giro l’assalto Yamaha con Rossi e Lorenzo, scattato dalla
seconda fila, mentre le Honda di Marquez e Pedrosa navigavano in quinta e sesta
posizione, dietro anche alla Ducati di un ottimo Andrea Iannone. Ma alla lunga
i valori sono emersi: Rossi ha preso la leadership, per poi consegnarla dopo
tre passaggi a Lorenzo, da lì dominatore incontrastato. Da dietro Marc Marquez
ha iniziato la sua rimonta, infilando prima Iannone e poi Dovizioso, fino a
quel momento terzo dietro alle due Yamaha. A quel punto, con Pedrosa in difficoltà
ed alle prese con le Ducati, il fenomeno spagnolo si è concentrato sull’ultimo
ostacolo sulla strada per la gloria, in casa Honda, proprietaria del circuito
giapponese: Valentino Rossi. Marc lo ha studiato, ha tentato una prima volta l’attacco
verso metà gara, ma è stato respinto. Poi ad 8 tornate alla fine, ha staccato
forte in un tornante, infilando, questa volta in maniera definitiva, il
pesarese e prendendosi la seconda posizione. Lorenzo non era lontanissimo ma
Marc ha deciso di controllare il ritorno del rivale in classifica. Gli ultimi
sette giri sono passati via nel segno del tentativo di Valentino di attaccare
il fenomeno di casa Honda, bravissimo comunque a conservare il margine di
sicurezza. Pedrosa nel frattempo scavalcava le Ducati, non senza fatica, e si
riportava alle spalle di Rossi, senza mai dare la sensazione di poterlo
insidiare. Negli ultimi giri non è più cambiato nulla e così si è arrivati ad
una divisione salomonica delle poste in palio: Jorge Lorenzo, fino a queste
ultime gare il “brutto anatroccolo” dei Fantastici 4, ha conquistato la sua
seconda vittoria consecutiva, dimostrando di essere ancora un pilota di vertice.
L’altro volto felice è comunque quello di Valentino Rossi, capace a 35 anni, di
giocarsela sempre alla pari con i ragazzi terribili. Ora si giocherà il secondo
posto nel mondiale con Jorge e Dani, quarto al traguardo. Già una grande
soddisfazione per il vecchietto terribile, che l’anno scorso non riusciva
nemmeno lontanamente a giocarsela contro questi fenomeni.

Ovviamente il volto più
sorridente resta quello di Marc Marquez, secondo classificato a Motegi e
soprattutto, campione del mondo 2014, bissando il titolo dell’anno scorso. Il
piccolo diavolo ha festeggiato il trionfo in casa Honda, cosa mai riuscita ad
alcun alfiere della casa motociclistica nipponica. È il più giovane pilota ad
aver conquistato due titoli consecutivi nella top class, oltre a tutti gli
altri record che sta riscrivendo questo ragazzo dal volto sempre sorridente ma
terribile con gli avversari quando scende in pista. Ora ci sarebbero il record
di punti di Lorenzo del 2010 e quello di vittorie stagionali di un certo Mick
Doohan da aggiornare. Sicuramente Marc non lascerà nulla di intentato…

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