martedì 28 ottobre 2014

MotoGp Sepang: Sandokan Marquez

 
 
Il padrone è tornato. Marc Marquez si traveste da Sandokan e travolge tutti gli avversari, riprendendo la sua personale marcia verso record fantascientifici ed interrompendo un digiuno lungo più di un mese. Non è stata una passeggiata. Le mutevoli condizioni climatiche hanno cambiato ripetutamente le carte in tavola. In prova si è passati dal caldo terribile di questo periodo al diluvio, capace di inondare la pista, rendendola impraticabile. Il favorito sulla carta e considerando il passo messo in mostra nelle prove era Dani Pedrosa, atteso ad un pronto riscatto dopo la sfortunata trasferta australiana. Jorge Lorenzo, come sempre, ben figurava nelle prove, mentre Valentino Rossi ha fatto fatica a trovare il giusto set up. La pole position con relativo record della pista, però, è andata al solito Marc Marquez, alla tredicesima partenza dalla prima posizione in questa stagione (manco a dirlo, un altro record).
 
La gara è stata combattuta fin dall'inizio, con i quattro fenomeni (Marquez, Pedrosa, Rossi e Lorenzo) a darsi battaglia. Il campione del mondo ha steccato la partenza, finendo imbottigliato anche a causa di un contatto con Lorenzo. Il maiorchino ha preso subito il comando, davanti a Pedrosa e Rossi. Marquez comunque non ha perso tempo e si è portato immediatamente in seconda posizione. Ecco il primo colpo di scena: Pedrosa ha gettato via una gara iniziata molto bene e con un ottimo passo, per una scivolata causata dalla perdita di anteriore. Gara in salita, anche se Dani non si è arreso ed ha ripreso a spingere forte, rimontando fino all'undicesima posizione. Poi un altro errore ed il ritiro, sempre alla stessa maniera. Sicuramente è stata una giornata storta per Pedrosa anche se questo zero lo condanna ad una quarta posizione inimmaginabile ad agosto, quando interrompeva il dominio di Marquez a Brno. Da lì, dal 17 agosto, è stato solo un lungo declino, senza più grandi guizzi, rassegnato e travolto dal confronto con il compagno di squadra. Dispiace perché Dani ci ha abituato a ben altro. Questa stagione è sicuramente tra le più negative della sua carriera e soprattutto getta ombre preoccupanti sulla sua competitività nel prossimo anno.
 
La gara è proseguita con Lorenzo in testa, braccato da vicinissimo da Rossi e Marquez, fino a metà gara, quando il maiorchino della Yamaha è stato costretto a cedere il passo ai due fenomeni scatenati. Jorge ha ammesso dopo la gara di non aver azzeccato la giusta preparazione in vista alla faticosa trasferta in Indonesia. Un passo indietro rispetto alle ultime prove. E forse un segnale di debolezza: Lorenzo è sempre stato famoso per la cura maniacale dei dettagli, tra i quali l'assetto della moto e la preparazione fisica. Stupisce quindi che abbia sottovalutato così la gara più faticosa dell'anno, per le temperature altissime. E fa ancora più scalpore che si sia presentato al via in condizioni fisiche non idonee per potersi giocare un campionate così difficile. Evidentemente la perdita del titolo dell'anno scorso ha lasciato qualche piccolo segno nelle certezze di Jorge, minandole almeno sensibilmente. Forse semplicemente questo è un anno storto. Sicuramente anche per lui questo 2014 dovrà essere archiviato rapidamente.
 
La gara è proseguita con il duello tra Rossi e Marquez. Il campione del mondo ha messo subito pressione al Dottore di Tavullia, costringendolo ad arrivare lungo all'ultima curva ed infilandolo. Da lì è stato un lungo testa a testa tra loro due, il bambino prodigio ed il vecchio campione, l'allievo ed il maestro. Uno nella scia dell'altro, a fotocopia, in una guerra di nervi e provocazioni, con continue frenate al limite. Alla fine, a tre giri dalla conclusione, Marc ha spiccato il volo, staccando il rivale e siglando tra l'altro il giro più veloce. Per Rossi però la soddisfazione è stata davvero grande. A 35 anni, Valentino sta mostrando di essere ancora in grado di giocarsi le gare contro ragazzi molto più giovani di lui, in barba a chi lo dava per bollito. Invece Rossi c'è. Senz'altro le crisi di Lorenzo e Pedrosa lo hanno agevolato nella rincorsa al secondo posto in classifica (primo degli umani, visto questo Marquez). Ma va anche detto che il salto di qualità rispetto all'anno scorso c'è stato eccome. Se solo non ci fosse quel piccolo marziano...
 
Marquez ha ripreso la via della vittoria dopo un periodo particolare fatto di errori e di sfortunati azzardi. Stavolta non ha sbagliato. Una vittoria che sa di liberazione e di record: eguagliato il leggendario Mick Doohan, campionissimo degli anni '90, capace di conquistare 12 successi in una sola stagione, in sella alla Honda, proprio come il giovane alfiere spagnolo. Questo successo forse è stato ancora più importante perché Marc ha saputo rialzarsi dopo gli errori ed è riuscito in due cose non da poco: costringere all'errore uno come Rossi e resistere alla sua proverbiale pressione (che ha fatto molte vittime, come Biaggi e Stoner). Questo dà ancora più risalto all'ennesima impresa del nuovo cannibale delle due ruote.
 
 
 
 
Per la Ducati è stata una gara negativa, con Crutchlow costretto al ritiro per un problema meccanico e Dovizioso solo ottavo al traguardo, dopo aver trascorso tre quarti di gara a ridosso del podio, rallentato da un altro inconveniente tecnico. L'unico a sorridere è stato Hernandez, con la Ducati satellite, capace di chiudere settimo, proprio davanti al forlivese. Una grande gioia per un ragazzo spesso in ombra (non sempre per colpa sua). Ottime le gare di Stefan Bradl e Bradley Smith, quarti e quinti, in gran rimonta. Ma l'eroe di giornata è Pol Espargarò. Il minore dei due fratelli era incappato in un terribile volo prima delle qualifiche, rompendosi un piede (oltre a numerosi lividi ed escoriazioni in tutto il corpo). Nonostante tutto ha deciso di prendere parte ugualmente al Gran Premio, stupendo per la determinazione e la grinta. Ha corso pieno di antidolorifici ed il risultato è stato eccellente: sesto al traguardo, nonostante il dolore ed il caldo atroce. Il paddock lo ha applaudito al rientro e giustamente perché Pol stavolta ha tirato fuori dal cilindro un numero da vero campione.

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