L'aveva detto alla vigilia: "Non baratterei il secondo posto con un'altra vittoria." E c'era da credergli. Del resto quando parla Valentino Rossi non lo fa mai a caso. Senz'altro Phillip Island è una pista che favorisce molto la Yamaha, agevolata dalle temperature. Indubbiamente poi la gara australiana è diventata una lotteria in questi ultimi anni, tra la gara dell'anno scorso, passata alla storia per la squalifica di Marquez e per l'inizio della rimonta di Lorenzo, e quella di quest'anno.
Le prove hanno messo in mostra due aspetti: il gran passo di Marc Marquez, oltre alle difficoltà fisiche di Dani Pedrosa, colpito da una brutta bronchite, e l'ennesimo dilemma gomme. Stavolta la Bridgestone, fornitore unico in MotoGP, ha portato oltre alle solite gomme, anche un pneumatico asimmetrico, ossia un mix di due mescole classiche, dunque ideato con caratteristiche molto simili ma, sulla carta, in grado di offrire prestazioni migliori. Inoltre questo nuovo modello di gomma è stato progettato proprio per evitare nuovi disastri come l'anno scorso. E, ovviamente, i piloti si sono divisi tra favorevoli alla nuova linea e contrari.
La pole è andata, manco a dirlo, a Marc Marquez, davanti al sorprendente Crutchlow e a Jorge Lorenzo. Quinto Pedrosa e solo ottavo Rossi. A questo punto la scelta di gomma è stata decisiva per la gara. Marquez, come il compagno Pedrosa e le Ducati, ha montato la nuova asimmetrica, Lorenzo e Rossi sono rimasti sulle gomme tradizionali. E la partenza del campione del mondo è stata impressionante, con una progressione incredibile di giri veloci. Dietro di lui, il vuoto. Quindi il duello tra le due Yamaha, con la grande rimonta di Valentino, mentre un contatto causato da Andrea Iannone, toglieva di scena Pedrosa, ormai confinato fuori dal podio della classifica iridata. Un vero peccato per il catalano, anche se dopo il successo di Brno, è decisamente calato nelle sue prestazioni, compromettendo definitivamente il suo piazzamento. Onore comunque ad Andrea per l'ammissione di colpa. Davanti Marquez sembrava imprendibile. Il problema stavolta non è stata la foga dello stesso Marc ma proprio la gomma magica. Un abbassamento improvviso della temperatura ha mandato in crisi gli pneumatici, rendendo la moto inguidabile. Così Marquez, che navigava con 4 secondi di vantaggio su un ottimo Valentino Rossi, si è ritrovato scaraventato a terra dalla moto resa imbizzarrita dal problema tecnico. Gara buttata alle ortiche e dodicesima vittoria stagionale sfumata. Il guasto di Marquez si è ripresentato puntualmente su tutte le altre moto dotate dello stesso set di gomme e, uno dopo l'altro, i fratelli Espargarò e Bradl. Non solo i piloti con gomme asimmetriche finivano al suolo: anche Lorenzo è andato in crisi di gomme perdendo fino a due secondi a giro dagli avversari. Cal Crutchlow su Ducati ha assaporato così la possibilità di un altro podio dopo il Gran Premio di Aragona ed ha infilato Lorenzo, portandosi in seconda posizione. Tuttavia la gioia dell'inglese è durata pochissimo, giusto il tempo di arrivare all'inizio dell'ultimo giro e di stendersi, tradito nuovamente dalla gomma asimmetrica. La Ducati può consolarsi con il quarto posto di Dovizioso, unico superstite degli "asimmetrici" e con il quinto di Hector Barbera.
L'unico ad aver azzeccato la strategia vincente, ad aver saputo gestire al meglio le gomme e ad aver condotto la gara al meglio è stato Valentino Rossi. Indubbiamente la buona sorte lo ha assistito ma è anche vero che lui ci ha messo del suo nel farsi trovare al posto giusto al momento giusto, quando la gomma tradiva Marquez. Onore quindi al campionissimo di Tavullia che ora sogna un clamoroso piazzamento alle spalle del fenomeno Marquez, nella classifica iridata. Ora infatti ha 25 punti da gestire su Dani Pedrosa, a secco, ed 8 su Jorge Lorenzo. Vittoria importantissima anche per il morale, con Valentino ultimamente in difficoltà nel confronto con Jorge (Misano a parte) e beffato da Marquez a Motegi nella lotta mondiale. Per Lorenzo non è stata la gara migliore ma anche lui ha saputo cogliere il regalo che la buona sorte gli ha concesso. Resta l'amaro in bocca per l'avvio di campionato disastroso. Ora i due Yamahisti stanno ottenendo grandissimi risultati. Certo, anche Marquez ultimamente non è più così tanto marziano come ad inizio stagione ma è anche normale avere un minimo calo di tensione a Mondiale acquisito e soprattutto va detto che è andato forte quando realmente occorreva.
Ma dietro ai due fenomeni, la Yamaha ha completato la giornata perfetta con il terzo posto di Bradley Smith, al primo podio nella top class. Il ragazzo britannico non ha il talento di tanti campioncini della generazione di fenomeni spagnoli, tant'è vero che ha incrociato in più di un'occasione la sua strada con quella di Marquez ed Espargarò, tanto per fare due nomi, ed ha dovuto arrendersi nella sua rincorsa al titolo delle categorie minori. La moto poi non l'ha aiutato finora, con una Yamaha spesso incapace di inserirsi nei piani alti. Ma il ragazzo ha comunque il pregio di non arrendersi mai e questo podio vale come una vittoria, premio per la sua tenacia. Proprio vero che si può essere eroi anche solo per un giorno...
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